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CINA, ITALIA, BRICS, MONDO MULTIPOLARE. INTERVISTA A FAUSTO SORINI

Ho già ospitato Fausto Sorini su questo blog con un suo intervento. Il più letto in assoluto. 4 settimane fa gli ho chiesto un’intervista, mi ha fatto attendere ma vi assicuro che ne è valsa la pena, come potete leggere. Fausto Sorini, dirigente Pci e Rifondazione poi, responsabile esteri del Pdci, decenni di relazioni con tanti paesi al mondo, in primis Urss e Cina, dice la sua sulla situazione attuale. Sono felice che me l’abbia concessa, voglio bene a Fausto, ogni tanto lo faccio penare, ma lui, uomo di mondo, si fa scivolare il tutto. E’ tramite lui, assieme a Vladimiro Giacchè, che ho avuto una lunga collaborazione con Marx 21. Molti di quei scritti fanno parte del libro Piano contro mercato. Fausto mi ha invitato come relatore diverse volte a convegni con accademici cinesi di cui sono tuttora molto orgoglioso. Non collaboro da un pò con Marx 21, ogni tanto mando materiali, ma il rapporto con Fausto non è mai venuto meno. Parla bene de Lantidiplomatico dove scrivo da anni, mi sostiene e mi aiuta. Un amico, insomma. Buona lettura.

1-Nell’intervista che ho concesso all’Antidiplomatico mi contesti il quadro che dò della Cina nel periodo denghista, vedendolo come un approccio sindacalese e non politico. La tua opinione della Cina di quel periodo qual’è?

 

Non ho detto “sindacalese”, ma troppo economicistico.

Esistono almeno due fasi della direzione di Deng. La prima è quella che inizia con le riforme annunciate nel 1978, che traggono la loro origine da una considerazione critica sul modello sovietico di statalizzazione integrale dell’economia. Un modello che in quegli anni sta producendo crisi e stagnazione, e che Deng considera comunque inadeguato per la Cina, che ha come primo problema quello della modernizzazione e dell’uscita dal sottosviluppo. Deng riprende, in un contesto diverso, il Lenin della Nep ed elabora un modello di lunga transizione in cui piano e mercato, pubblico e privato, devono coesistere e integrarsi proficuamente. Siamo in presenza di un approccio non meramente economicista, ma di una inedita teoria generale della transizione al socialismo.

Esiste poi una seconda fase della direzione di Deng, che segue alla crisi e poi al crollo dell’Unione Sovietica. Sono gli anni di Tienanmen, in cui anche la Cina rischia una forte destabilizzazione e persino un crollo del sistema. In questa fase Deng reagisce con ferma e necessaria durezza, riporta la situazione sotto il controllo del partito e  dello Stato e scoraggia ogni tentativo dell’imperialismo di far fare alla Cina la stessa fine dell’Urss. Seguono gli anni di Jang Zemin, che pone al centro l’esigenza di uno sviluppo economico accelerato, anche a costo di gravi squilibri economici e sociali tra regioni e gruppi sociali. Ma la ragione è sempre politica: solo se la Cina accelera la sua modernizzazione è in grado di far fronte alla crescente minaccia di un imperialismo reso più baldanzoso dal crollo dell’Urss.

Dopo Jang Zemin, che ottiene grandi successi in termini di sviluppo e crescita economica, verrà – dialetticamente e in modo complementare – la fase della direzione di Hu Jintao, caratterizzata da un grande sforzo di riduzione degli squilibri sociali e territoriali. Una fase oggi consolidata dalla direzione di Xi, ma che richiederebbe un’analisi a parte per la sua rilevanza.

In estrema sintesi: non siamo in presenza, dal 1978 a oggi, di scelte meramente economiciste, bensì dettate da una visione teorico-politica profonda della transizione al socialismo in un contesto internazionale in cui le minacce imperialiste alla sicurezza della Cina sono ancora molto forti; e che richiedono una economia forte e competitiva su scala mondiale, ancorchè orientata al socialismo.

 

 

2-La Cina basa tutto sul partito, sulle consultazioni dal basso che permettono di stare vicino alle richieste della popolazione e a mandare avanti i quadri solo per meriti e capacità. Finora questa è stata la sua forza, piaccia o meno agli occidentali. Nel futuro che prospettive vedi?

 

Credo che finchè la Cina si sentirà minacciata dall’imperialismo nella sua sicurezza e piena sovranità non allenterà il controllo anche istituzionale del partito sulla vita interna del Paese.  Un controllo che è politico, ideologico ma anche meritocratico (rossi ed esperti, diceva Mao). Ovvero: non vi sarà alcuno spazio politico per forze interne legate alle grandi potenze imperialiste, Stati Uniti in primo luogo.

Ritengo invece che vi sarà un graduale allargamento dello spazio politico e intellettuale per tutte le forze che si muove dentro il quadro e le compatibilità della Costituzione cinese, ivi compresi quegli 8 partiti che fanno parte del Fronte nazionale, e che non sono una finzione, come sa bene chi conosce la Cina in profondità.

Credo anche che vi sarà un allargamento di forme di consultazione interna ed esterna al partito, anche con candidature plurali, nella elezione dei gruppi dirigenti del partito e dello Stato: dal livello locale (dove esse sono operanti da molti anni), via via verso i livelli superiori.  Una sperimentazione del genere è in corso da anni in alcune situazione; e quando tale sperimentazione sarà conclusa, così come avvenne per le zone speciali, verranno avviate le relative generalizzazioni o estensioni su scala nazionale.

Questo non avverrà seguendo i criteri della democrazia liberale occidentale (e perchè mai dovrebbe, considerati i limiti crescenti e i processi degenerativi che la caratterizzano, a partire da un astensionismo che sfiora ormai il 50%?); esso avverrà sperimentando forme inedite di democrazia socialista che forse – se ragioniamo senza pregiudizi – hanno ed avranno qualcosa da insegnare anche a noi, che non abbiamo alcun diritto razionale di considerarci il migliore dei mondi possibili. Eè vero: la democrazia è un valore universale. Ma le sue forme concrete di attuazione sono storicamente determinate, e non ammettono modelli astratti e immutabili.

 

 

 

3-Si è passati dall’accordo della via della seta del 2019 al raffreddamento dei rapporti italo cinesi. Come ci vedono ora i cinesi e che sviluppi benefici per noi ci possono essere?

 

I dirigenti cinesi conoscono bene il nostro Paese, più di quanto noi conosciamo il loro. E sanno bene che il nostro è un popolo amante della pace e della cooperazione con tutti gli altri popoli e Paesi, indipendentemente dal loro sistema politico e sociale. I due governi Conte, soprattutto il primo, avevano manifestato una volontà significativa di ampliare la cooperazione con Russia e Cina, in sintonia con le aspirazioni largamente maggioritarie nel nostro popolo. E ciò aveva creato grosse e dichiarate inquietudini negli ambienti politici italiani (PD in testa), che hanno fatto della fedeltà euro-atlantica, prona ai voleri degli Usa, una vera e propria religione. Ciò ha portato alla crisi prima del Conte 1, poi del Conte 2, e all’ascesa di Draghi ad una premiership di tipo monarchico. Ciò ha portato anche ad una politica di crescente ostilizzazione verso Russia e Cina, accentuatasi in modo esponenziale con la crisi Ucraina e l’allineamento del governo italiano alla linea degli Usa e della Nato.

Ma i cinesi hanno una pazienza millenaristica, e sanno molto bene che alla lunga (e già i primi segni si avvertono) una linea come quella di Draghi, che non corrisponde alle aspirazioni della grande maggioranza del nostro popolo e agli interessi generali della nazione, verrà prima o poi superata e sostituita da posizioni più avanzate e collaborative. Nell’interesse reciproco di Cina e Italia. E’ solo una questione di tempo.

 

 

4-Il Pil dei Brics allargati ha ormai superato il Pil occidentale, a parità di potere d’acquisto. Che effetti avrà questo nel mondo multipolare e nelle relazioni internazionali?

 

Avrà un effetto dirompente. Se il secolo scorso è stato dominato dalla triade imperialista Usa, Ue, Giappone (che all’indomani della seconda guerra mondiale esprimevano oltre il 75% del PIL mondiale), il prossimo secolo (il 22°) vedrà l’affermarsi compiuto di un mondo multipolare in cui almeno i due terzi del PIL mondiale saranno espressi dai BRICS e dai paesi a loro affini. La principale potenza imperialista che la storia dell’umanità abbia mai espresso, gli Stati Uniti d’America, sarà solo solo dei principali poli del sistema mondiale.

Quello che stiamo vivendo in questo secolo è il processo di transizione da un mondo ad un altro.

Gli Stati Uniti cercano disperatamente di arrestare questo processo puntando sulla superiorità militare, sulla guerra o sulla minaccia di guerra, fino alla minaccia di una terza guerra mondiale. Ma il potenziale di ritorsione (nucleare e non) delle potenze che essi vorrebbero subalterne  (tra cui Russia, Cina, India, Pakistan, Iran…) è tale da scoraggiare avventure militari globali.

Naturalmente non si può escludere che, nonostante ciò, possa prevalere a Whashington un gruppo dirigente alla Stranamore, di tipo hitleriano, che possa portare l’umanità vicina all’autodistruzione. Nè si può escludere (non siamo deterministi) che l’Occidente capitalistico e imperialistico – che non è una tigre di carta – sia ancora in grado di produrre un salto scientifico e tecnologico (con relative applicazioni militari) capace di dotarlo, per una certa fase, di una superiorità strategica così grande e superiore all’attuale, tale da consentirgli di mettere in ginocchio o di ricattare pesantemente i suoi avversari, cercando pure di dividerli. Anche per questo è fondamentale che il progresso scientifico e tecnologico dei Paesi che aspirano ad un modo multipolare e di pace sia sempre in grado di tener testa e possibilmente superare quello dei fautori di guerra. Cina, Russia e India hanno fatto grandi progressi in questo campo, ma non ancora tali da considerare trascurabile il vantaggio che gli Stati Uniti conservano in alcuni campi, con le relative e inquietanti ricadute militari.

 

 

5-Ormai si è capito che l’asse russo cinese nonostante tutto è forte, gli Usa e l’Ue non ci stanno e attaccano sui due fronti, chi con sanzioni chi, al momento, con guerre commerciali. Come andrà a finire?

 

A questa domanda ho già risposto sostanzialmente nel punto precedente. Sarà un processo storico-politico lungo, con avanzamenti e arretramenti, come tutti i processi rivoluzionari. E non sarà un pranzo di gala. Noi in Italia, uomini e donne amanti della pace, dobbiamo fare la nostra parte, che in ambito internazionale può essere così riassunto: una collocazione dell’Italia per una politica di pace, cooperazione e sovranità a 360°.

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LA CINA RISPONDE ALLE ACCUSE OCCIDENTALI DI BLOCCARE I PORTI.

Pubblico un editoriale apparso oggi su Global Times. Su tutti  i media occidentali da giorni non si fa altro che parlare del blocco del porto di Shanghai, il primo porto al mondo, che aumenta notevolmente le già critiche strozzature mondiali all’offerta, e si accusa la Cina della severità del lockdown, scrivendo di scene indescrivibili. Senz’altro a Shanghai ci sarà stata disorganizzazione facendo intervenire Pechino e l’esercito popolare. Al momento non sappiamo se la situazione si stia stabilizzando. Con questo articolo dò il punto di vista cinese sulla situazione, per avere un confronto. Ieri è stata tagliata la Riserva Obbligatoria per le banche dello 0.25%, a favore di micro e piccole imprese, liberando circa 83 miliardi di dollari. In più si pensa, per sopperire alla pandemia, a bloccare il pagamento dei fondi pensionistici per un periodo temporaneo. Oggi Xi pubblicherà un importante articolo sulle linee guida in materia di sicurezza sociale. Di certo la Cina pensa più a salvare vite e a fornire allo stesso tempo supporto fiscale alle realtà economiche, in vista della ripresa, che forse ci sarà quest’estate. Buona lettura.

 

China’s epidemic fight hits global trade? Nonsense: Global Times editorial – Global Times

“La lotta all’epidemia della Cina colpisce il commercio globale? Assurdità: editoriale del Global Times A cura di Global Times Pubblicato: 16 aprile 2022 00:15

La violenta pandemia di COVID-19 e il conflitto Russia-Ucraina hanno aggiunto ulteriori incertezze alle prospettive di ripresa economica mondiale. Kristalina Georgieva, amministratore delegato dell’FMI, ha dichiarato giovedì che l’FMI taglierà le sue previsioni di crescita economica per 143 economie in tutto il mondo. Dovrebbe essere una questione di tutto il mondo, ma alcuni media occidentali hanno attribuito l’ostacolata ripresa economica e le strozzature nelle catene di approvvigionamento globali all’insistenza sulla politica dello “zero dinamico” da parte di diversi centri industriali cinesi, spazzando via la manipolazione politica che hanno effettuato dallo scoppio della pandemia con la nuova vernice. Negli ultimi due anni, la Cina è stato il paese più risoluto nell’aderire alla precisione scientifica e alla dinamica zero-COVID. Ha svolto il miglior lavoro nel proteggere la vita e la salute delle persone e ha dato il contributo maggiore per garantire la ripresa economica globale e catene di approvvigionamento regolari. Mentre la pandemia imperversava in tutto il mondo, la Cina ha assunto un ruolo guida nella stabilizzazione dell’epidemia, riprendendo il lavoro e la produzione e ottenendo una bassa mortalità e interruzioni minime dell’economia. Il primo trimestre di quest’anno ha visto il commercio totale del paese espandersi di oltre il 10% su base annua. Il commercio estero cinese ha registrato una crescita positiva anno su anno per sette trimestri consecutivi. Dai cellulari Apple alle auto elettriche Tesla, il “Made in China” continua a fornire sangue alle principali arterie della catena industriale globale, portando certezza al mondo turbato dagli eventi “Black Swan” e “Grey Rhino”. Bloomberg a febbraio ha pubblicato un articolo intitolato “Perché il mondo ha bisogno della politica Covid-Zero della Cina”, affermando che la politica ha beneficiato il mondo intero. Ora, l’eccessiva attenzione che alcuni media occidentali stanno prestando alla politica cinese di prevenzione delle epidemie dimostra solo il peso della Cina nella catena industriale globale. Va anche notato che l’impatto della “pausa” temporanea a Shanghai e in altre città cinesi è stato deliberatamente esagerato dall’Occidente. In primo luogo, la chiusura è solo temporanea. Si tratta di una misura temporanea per riprendere meglio il lavoro e la produzione e per far funzionare più efficacemente l’economia e la società. La sua efficacia è stata dimostrata. In secondo luogo, la Cina ha una popolazione di 1,4 miliardi. Tra questi ci sono 267 milioni di persone di età pari o superiore a 60 anni e più di 50 milioni di anziani non hanno completato un ciclo completo di vaccinazione. Se non preveniamo l’epidemia, ma ci concentriamo sul trattamento delle persone infette e lasciamo morire “naturalmente” un gran numero di pazienti anziani e pazienti con condizioni mediche di base, questo non è moralmente accettabile per la società cinese e porterà anche una vasta portata caos economico. Paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno ancora affrontando avvertimenti di “recessione” dopo aver messo da parte la vita delle persone. È il rischio geopolitico unito alla pandemia di COVID-19 a costituire il più grande turbamento per la ripresa economica mondiale, piuttosto che le misure antiepidemiche scientifiche e precise. Perché l’industria high-tech globale è priva di chip e perché i prezzi dell’energia e del cibo stanno salendo alle stelle? Alcune persone dovrebbero sapere meglio di chiunque altro. Nel 2018 l’amministrazione Trump ha lanciato una guerra commerciale contro molti paesi del mondo, tra cui la Cina, che ha scosso la catena industriale globale, e le conseguenze sono ancora in fermento fino ad oggi. Dopo lo scoppio della pandemia, la Federal Reserve ha continuato a stampare più moneta e ha approfittato dell’egemonia del dollaro USA per realizzare un profitto, portando l’economia globale a rischio di stagflazione o addirittura di recessione. Dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, gli Stati Uniti e l’Occidente hanno imposto il massimo delle sanzioni alla Russia, uno dei principali produttori di energia e cibo, e hanno costretto i paesi che mantengono normali scambi commerciali con la Russia. Ciò ha gravemente sconvolto l’ordine monetario, finanziario e commerciale internazionale. Gli Stati Uniti e l’Occidente hanno suscitato molte tempeste economiche globali negli ultimi anni, ma pochi media occidentali le hanno seriamente criticate. La Cina ha contribuito molto alla ripresa stabile dell’economia globale, ma è stata accusata di colpire il commercio globale solo perché le economie di diverse città sono temporaneamente colpite dall’epidemia. Questo è ingiustificato. Combattere l’epidemia e sviluppare l’economia non è mai stata una scelta per la Cina, ma una domanda a cui rispondere sulla pianificazione generale per entrambi. Anche quando molte aree residenziali sono state chiuse a Shanghai, il porto di Shanghai è ancora operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attraverso misure come l’istituzione di una bolla “a circuito chiuso” in diversi distretti e non c’è stato un “blocco” completo come alcuni media occidentali lo chiamavano. Il governo cinese sta anche lavorando duramente per adottare varie misure per aiutare le aziende a superare gli ostacoli in termini di trasporto e garantire la produzione e il sostentamento delle persone nella massima misura. Dietro il principio generale di “sforzarsi di ottenere il massimo effetto di prevenzione e controllo al minor costo e di ridurre al minimo l’impatto dell’epidemia sullo sviluppo economico e sociale”, nonché la politica dinamica zero-COVID, c’è l’importanza del Paese l’economia e il sostentamento delle persone. Dopo il successo nel controllo dell’epidemia, le persone hanno potuto vedere facili attività di produzione e operazioni. Jilin è un importante centro dell’industria automobilistica cinese. Dopo aver realizzato lo zero-COVID tra le comunità nella sua prevenzione e controllo dell’epidemia, sta promuovendo la ripresa simultanea del lavoro e della produzione per le imprese di tutte le dimensioni sia a monte che a valle della filiera industriale. Crediamo inoltre fermamente che Shanghai, che sicuramente si libererà dell’epidemia, riguadagnerà sicuramente il tempo perso nell’epidemia. L’epidemia alla fine passerà e l’economia cinese raggiungerà uno sviluppo più sano e contribuirà maggiormente alla ripresa dell’economia mondiale. La persistenza porterà la vittoria della Cina.”

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“FARE FORTUNA CON LA GUERRA” E’ UNA DESCRIZIONE DI CIO’ CHE GLI USA STANNO FACENDO

Dopo l’articolo di sabato di China  Daily pubblicato sul blog sono andato a caccia di altri pezzi cinesi a conferma di quanto era stato scritto. Ma non trovavo niente. Pensai: i cinesi parlano e scrivono una sola volta, non si ripetono, le parole sono come pietre. Era stata notevole l’analisi di sabato scorso, tant’è che è stata molto letta. Oggi, per caso, mi sono imbattuto sul Quotidiano del Popolo e ho trovato un’altra perla. I cinesi battono il tasto con sempre più decisione sugli Usa, segno che non abboccano alle richieste degli alleati occidentali di boicottare la Russia, ma fanno capire anzi che hanno ben chiaro il quadro degli eventi e perciò stesso non abbandonano la Russia, quasi a voler dire, ora Mosca e poi noi. Rispetto all’Europa la vedono quasi come vittima, non è essa il loro nemico principale, anzi tendono sempre la mano. Hanno ben chiaro che il nemico è gli Usa, con essi si confrontano, con essi si scontrano, ad essi viene riservato un trattamento speciale di analisi, come lo era quello di sabato scorso e come lo è quello di oggi. Buona lettura.

 

Commentary: U.S. rakes in flurry of profits in time of war – People’s Daily Online

 

“Gli Stati Uniti rastrellano una raffica di profitti in tempo di guerra Di Zhang Hong (People’s Daily Online)  È passato più di un mese dallo scoppio del conflitto Russia-Ucraina. Le città ucraine danneggiate e i profughi sfollati ricordano alla gente la crudeltà della guerra. Tuttavia, gli Stati Uniti, che hanno istigato e aggiunto carburante alla crisi, sono in realtà un grande vincitore. Il complesso militare-industriale degli Stati Uniti è un gruppo di interesse nell’ambito del quale le forze armate statunitensi, le società di difesa private, il governo e il Congresso lavorano a stretto contatto mentre sono collusi con i think tank americani e i media. La guerra è un grande affare per gli Stati Uniti, come ha affermato chiaramente Peter Kuznick, professore di storia all’Università americana negli Stati Uniti. Da questo punto di vista, il conflitto Russia-Ucraina può essere visto come il lavoro del complesso militare-industriale statunitense, con gli americani che dovrebbero fare una grande fortuna. Mentre gli alleati americani in Europa stanno soffrendo per le forniture insufficienti di petrolio e gas naturale, le esportazioni di petrolio greggio degli Stati Uniti sono aumentate notevolmente. Le esportazioni di petrolio greggio statunitensi sono aumentate fino a raggiungere 3,8 milioni di barili al giorno il 18 marzo, rappresentando il volume più alto dall’ultimo picco del luglio 2021, secondo i dati del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Il 25 marzo, la Casa Bianca ha emesso un annuncio in cui si afferma che gli Stati Uniti lavoreranno con i partner nel tentativo di fornire all’Europa 15 miliardi di metri cubi in più di gas naturale liquefatto quest’anno. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno spesso tratto profitto dalle attività nel mercato finanziario internazionale. Un mondo turbolento sta creando panico finanziario sui mercati globali, mentre la Federal Reserve statunitense ha deciso di passare a una politica monetaria più restrittiva, alzando i rendimenti dei titoli di stato statunitensi. Nonostante le continue lotte sul mercato globale dei capitali, la posizione del dollaro come valuta dominante ha potuto beneficiare di un ulteriore consolidamento, consentendo agli Stati Uniti di continuare a sfruttare i movimenti globali di ricchezza. Inoltre, il complesso militare-industriale degli Stati Uniti è ovviamente un chiaro vincitore di tutto questo conflitto. Un pacchetto di assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti per l’Ucraina del valore di 800 milioni di dollari, la fornitura degli Stati Uniti di armi avanzate all’Ucraina, tra cui decine di migliaia di missili anticarro e missili per la difesa aerea, e ordini in aumento per i caccia stealth F-35 di fabbricazione americana, sono tutti rappresentativo dei benefici che il complesso militare-industriale statunitense ha raccolto approfittando dell’escalation della crisi ucraina, solo per citare alcuni esempi. Inoltre, i prezzi delle azioni delle principali società di difesa private statunitensi sono aumentati in modo significativo e i paesi europei, tra cui Germania, Svezia e Danimarca, hanno tutti contemporaneamente aumentato i loro budget per la difesa in risposta al conflitto. Queste mosse offrono opportunità commerciali redditizie per sviluppatori e produttori di armi statunitensi. “Fare fortuna con la guerra” è una vivida descrizione di ciò che gli Stati Uniti stanno facendo, incluso l’esaltazione intenzionale della minaccia di guerra e l’intensificarsi degli scontri regionali, approfittando del caos in Ucraina e cercando vantaggi economici dai suoi alleati europei insieme al mondo più ampio. Le guerre guidate dagli americani in Afghanistan e Iraq hanno causato notevoli sofferenze nei due paesi, ma l’industria militare statunitense ha comunque prosperato nonostante tutta la carneficina. Il volume dei trasferimenti internazionali di armi principali nel periodo dal 2017 al 2021 è stato del 4,6% inferiore rispetto al periodo dal 2012 al 2016. Tuttavia, le esportazioni di armi statunitensi sono cresciute del 14% nello stesso periodo, aumentando la sua quota globale di tali vendite da 32 per cento al 39 per cento, secondo un rapporto prodotto dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). In tempo di guerra, gli Stati Uniti sono abituati ad assorbire enormi profitti e depredare ricchezze, facendo affidamento sulla loro posizione militare dominante nel mondo. Il 28 marzo, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha presentato un piano di bilancio per l’anno fiscale 2023, chiedendo un aumento della spesa militare americana. Il piano di budget include 813,3 miliardi di dollari per la “difesa nazionale”. È la prima volta che il budget per la difesa degli Stati Uniti supera gli 800 miliardi di dollari, essendo il budget per la difesa il più alto budget annuale per la difesa nella storia degli Stati Uniti. Dietro il budget record per la difesa di Washington, si può vedere che gli Stati Uniti da un lato stanno offrendo assistenza militare all’Ucraina e dall’altro stanno raccogliendo profitti dalla crisi ucraina in corso. Per questo motivo, quindi, il mondo dovrebbe fare tutto il possibile per rimanere altamente vigile nei confronti degli Stati Uniti nei loro affari di guerra. (Zhang Hong è un commentatore con People’s Daily Overseas Edition.)”

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LA CINA RISPONDE ALL’INCERTEZZA MONDIALE CON IL WELFARE

Pubblico un articolo apparso ieri su China Daily sull’implementazione del sistema pensionistico pubblico cinese, processo iniziato nel 2018 e ora portato a termine. Sulla guerra ho detto la mia sul blog domenica scorsa, un articolo peraltro molto letto secondo i canoni del sito. Non intendo dilungarmi. Ciò che mi preme sottolineare sono alcuni fatti economici che ritengo prioritari. Ad esempio, ier è iniziata la “Two sessions” cinese, l’Assemblea del Popolo. Tutti si aspettano notizie su mercato interno, spese pubbliche ma soprattutto novità sulla sanità. La seguirò. Per l’intanto ho letto un’interessante articolo sulla riforma pensionistica cinese. Se ad essa si associa la riforma sanitaria, in senso sempre più pubblica ed universale, credo che gli Usa e i loro alleati sulla Cina avranno pochissime armi. Manca il mercato europeo, magari gli Usa decidono di boicottare i prodotti cinesi? Ecco, la riforma pensionistica, se associata alla riforma sanitaria ,creerà un mercato interno che sostituisce ampiamente i mercati occidentali. Nel blog ho ospitato un intervento di un manager che parla di una cortina di ferro commerciale occidentale contro Cina e Russia. Vedremo la Russia, ancora presto per capirlo, quanto alla Cina la risposta c’è già stata con la riforma pensionistica. L’implementazione del sistema pensionistico pubblico permette ai lavoratori cinesi di avere sicurezza economica. Se ad essa si assocerà un welfare sanitario universale e continuerà la reflazione salariale, il mercato interno si svilupperà ancor di più. In politica estera la Cina sembra mantenere un basso profilo, in politica interna batte come un martello per svincolarsi dalla Cortina di ferro occidentale. Se così fosse, mi chiedo chi avrà bisogno di chi: la Cina dell’Occidente o il contrario? Buona lettura.

Come la Cina assicura il pagamento delle pensioni attraverso la riforma, il supplemento al patrimonio statale (Xinhua) 04 marzo 2022.

PECHINO, 3 marzo (Xinhua) – Il governo cinese ha coordinato gli sforzi per mettere in atto un programma pensionistico nazionale per far fronte alle tensioni dovute all’invecchiamento della popolazione e allo squilibrio regionale.

La tattica è nata da un approccio olistico che è quello di aggiornare il sistema pensionistico precedentemente frammentato come “giocare a una partita di scacchi su una scacchiera nazionale”.

Attraverso un meccanismo di coordinamento centrale, oltre 930 miliardi di yuan (147,58 miliardi di dollari USA) dal pool nazionale sono andati a colmare le carenze dei regimi pensionistici locali solo lo scorso anno.

L’assicurazione di base per la vecchiaia cinese, un programma chiave per garantire il benessere delle persone dopo il pensionamento, si è evoluta in un sistema di gestione su larga scala sin dalla sua istituzione negli anni ’90. Il meccanismo centrale di coordinamento è stato istituito nel 2018 come primo passo prima della creazione di un sistema nazionale per affrontare ulteriormente gli oneri pensionistici sbilanciati a livello nazionale.

Ma esistono ancora problemi derivanti dalle disparità nello sviluppo economico regionale e nella struttura demografica.

“Alcune regioni hanno più eccedenze, mentre le altre con popolazioni più anziane sono sottoposte a forti pressioni per pagare le pensioni”, ha affermato Qi Tao, un funzionario del Ministero delle risorse umane e della sicurezza sociale.

Nel 2021, oltre 210 miliardi di yuan dal meccanismo di coordinamento sono andati alle regioni centrali e occidentali, nonché alle province nordorientali della “cintura della ruggine”, poiché una popolazione in via di invecchiamento grava sui pagamenti delle pensioni e i crescenti deflussi di manodopera riducono il reddito pensionistico.

Usando una scacchiera nazionale come metafora, il capo della China Association of Social Security Zheng Gongcheng ha affermato che il nuovo sistema nazionale renderà i benefici pensionistici più equi. “Le persone non dovranno sacrificare le loro pensioni per migrare al lavoro e i pensionati non dovranno affrontare i rischi derivanti dalle carenze dei fondi pensione locali”.

Qi ha affermato che un meccanismo che assegna le rispettive responsabilità di spesa dei governi centrali e locali sui fondi pensione sarà costruito dopo l’entrata in vigore del programma nazionale e il governo centrale non annullerà il suo sussidio ai fondi pensione.

Oltre agli sforzi di coordinamento e alle sovvenzioni centrali, sono stati trasferiti anche beni statali per un totale di 1,68 trilioni di yuan da 93 imprese e istituzioni finanziarie ad amministrazione centrale per ricostituire i regimi pensionistici.

La Cina ha sperimentato per la prima volta il trasferimento di beni statali in cinque società e istituzioni finanziarie ad amministrazione centrale, tra cui China Unicom e China Reinsurance Group nel 2018. L’importo del trasferimento era del 10% del loro patrimonio netto statale.

“L’avanzamento del trasferimento di beni statali per rafforzare i fondi di previdenza sociale attesta l’equità intergenerazionale del regime di assicurazione di vecchiaia di base e la dedizione delle imprese statali a condividere i loro benefici di sviluppo con il pubblico”, ha affermato Lu Qingping, funzionario del Ministero delle Finanze.

La Cina è stata tra le performance più migliorate nell’indice pensionistico globale 2021 a seguito di una significativa riforma delle pensioni, secondo il rapporto dell’indice pubblicato da Mercer, una società di consulenza globale per le risorse umane.

Il valore dell’indice cinese è aumentato da 47,3 nel 2020 a 55,1 nel 2021 principalmente a causa dei tassi di sostituzione netti più elevati e del miglioramento delle normative, afferma il rapporto.

Il paese ha il più grande sistema di sicurezza sociale del mondo, comprese le pensioni, l’assistenza medica e sanitaria e l’assistenza sociale. Entro la fine del 2021, poco più di 1 miliardo di persone aveva sottoscritto un’assicurazione di vecchiaia di base in tutto il paese.

“La fornitura di sicurezza finanziaria in pensione è fondamentale sia per gli individui che per le società poiché la maggior parte dei paesi è ora alle prese con gli effetti sociali, economici e finanziari dell’invecchiamento della popolazione”, afferma il rapporto.

I dati ufficiali hanno mostrato che la Cina ha mostrato una tendenza all’invecchiamento sempre più profonda. Entro la fine del 2021, le persone di età pari o superiore a 60 anni rappresentavano il 18,9% del totale, 0,2 punti percentuali in più rispetto a quello dell’anno precedente.

Notando che molti sistemi devono affrontare problemi simili nei decenni a venire, il rapporto suggerisce di “incoraggiare livelli più elevati di risparmio privato, sia all’interno che al di fuori del sistema pensionistico, per ridurre la futura dipendenza dalla pensione pubblica”, tra le altre misure di miglioramento.

 

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GUERRA: E SE AVVANTAGGIASSE LA CINA?

Butto giù un’ipotesi. Ho scritto che con la guerra l’Europa rischia l’immiserimento e dunque la Cina avrebbe un mercato, importante, di sbocco in meno. Ma ho anche scritto che dal Primo gennaio è in vigore il RCEP, vale a dire l’accordo di libero scambio tra sud est asiatico, Corea, Cina e altri paesi. E’ il più grande accordo di libero commercio esistente al momento e che sconvolgerà le filiere produttive, i commerci internazionali e l’innovazione tecnologica. Ora, al momento, il gas in un anno in Ue è cresciuto del 1.620%. Ho dato testimonianza di un industriale che già nell’ultimo trimestre dell’anno vedeva il suo settore, l’agroalimentare e affini, soffrire molto, con anche chiusure produttive. Chiunque legga i media può trovare in questi ultimi due mesi testimonianze di industriali che dicono che la situazione si è aggravata ancora di più, con chiusure produttive diffuse. Solo il 10 marzo avremo il dato della produzione industriale italiana di gennaio, ma Confindustria sta gridando a gran voce al Governo di intervenire. Ci si metta pure il rincaro delle materie prime e la situazione è chiara. Perché tale scenario avvantaggerebbe la Cina? Questo paese non è più quello di 30 anni fa, fortissime spese in istruzione e ricerca e sviluppo ne fanno un polo tecnologico avanzato, al pari dell’Occidente. Ora compete armi alla pari con Europa e Usa. Veniamo ad Europa: in Cina il tasso di inflazione è pari all’1.6%, tende a diminuire, in Ue supera il 5% e le vicende ucraine, con l’ulteriore rincaro dei prezzi energetici, la vedono al 6%. Il differenziale inflazionistico dunque è tutto a favore dei cinesi, che eroderanno quote di mercato agli europei sui mercati mondiali, principalmente l’Asia. Quando scoppiò la crisi dei subprime un economista chiese ad un funzionario cinese come avrebbero fatto con l’Ue in crisi. Questi rispose: c’è l’Asia. Inoltre, i prezzi del gas in Ue, per volere proprio, sono spot, a mercato (che fa sì che schizzino in alto), il gas russo in Cina è stato concordato a prezzo fisso a lungo termine. Il vantaggio energetico cinese sull’Ue è evidente. Quanto agli Usa, questi approfitteranno della guerra per far confluire capitali sul mercato borsistico, buono per l’aristocrazia finanziaria americana, ma hanno poca industria. Venderanno armi all’Europa, LNG, ma la loro capacità produttiva l’hanno distrutta 50 anni fa. La Cina detiene il 30% del capitale industriale mondiale, l’Ue il 15% (ma va sempre più diminuendo). Se la guerra implica la chiusura dell’asse di ferro Germania Russia (Scholz ha cestinato North Stream), non è detto che gli europei non si rivolgano sempre più allo scenario asiatico. La Cina dunque avrebbe un asse di ferro con la Russia e intensificherebbe, in ambito Rcep, la collaborazione-competizione con gli europei. Solo verso maggio potremo avere i dati del commercio estero cinese, tedesco e italiano di questo periodo e farci due conti. Nell’attesa, assistiamo ad eventi tragici fomentati dall’imperialismo occidentale. Mosse contro Russia e Cina. Sulla Russia vedremo, ma sulla Cina si sono fatti male i conti.

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ULTERIORE SUPPORTO FISCALE CINESE ALLE PMI

In questi ultimi giorni ho dato notizia della politica fiscale espansiva cinese, in risposta al caos mondiale, focalizzata sulle piccole entità di mercato. Lo scorso anno erano state dedicate loro riduzioni fiscali per 174 miliardi di dollari. Ora, il ministro delle Finanze cinese comunica un ulteriore stanziamento. Come sostenevo due giorni fa si crea il “terzo pilastro”, dopo i colossi pubblici e le grandi imprese private, è l’ora delle PMI. La Cina dopo tanto tempo le sostiene fortemente con tagli di tasse. Misura liberale, quasi “leghista”, che può far storcere il naso ai puristi, ma loro sono pragmatici, sanno che il terzo pilastro dà innovazione alle grandi imprese  e vitalità economica al Paese, specie nelle aree urbane. Come potete leggere, sul fronte delle PMI dei servizi, l’amministrazione pubblica cinese sosterrà le spese di affitto di questa fetta di mercato. Nell’intervistare la settimana scorsa l’imprenditrice che assieme ad altri porta avanti progetti di solidarietà ai lavoratori privi di Green Pass, lei mi ricordava che ha tentato inutilmente presso le associazioni di categoria di far abbassare gli affitti ai piccoli esercenti, pena il deserto commerciale cittadino, come sta avvenendo, in preda agli avvoltoi degli hedge fund. Ora la Cina fa esattamente questo, vista come misura economica per far fronte al calo di fatturato dei servizi a seguito del Covid. Non so se tra i miei lettori ci sono piccoli imprenditori o commercianti o artigiani, con questi articoli spiego che qualcosa si potrebbe fare anche da noi, se solo lo volessimo. Buona lettura.

da IL QUOTDIANO DEL POPOLO DEL 23.2.2022

 

La Cina aumenterà i tagli alle tasse nel 2022 in aggiunta ai tagli appena aggiunti per 1,1 trilioni di yuan (174 miliardi di dollari) lo scorso anno e aumenterà l’allocazione delle entrate fiscali ai governi locali per aiutare a compensare il rallentamento delle entrate, funzionari del Ministero delle finanze (MOF) hanno affermato martedì, mentre il paese attua fermamente politiche fiscali proattive per la sostenibilità nella stabilizzazione della crescita economica. La maggior parte dei governi provinciali ha stimato che le loro entrate quest’anno rallenteranno rispetto allo scorso anno. In risposta, il ministro delle finanze Liu Kun ha dichiarato martedì in una conferenza stampa che è stato “perché abbiamo preso accordi su riduzioni di tasse e commissioni”. “Ma quest’anno aumenteremo i pagamenti ai governi locali per compensare gran parte della loro riduzione delle entrate”, ha affermato Liu, aggiungendo che la politica si baserà sulle regioni sottosviluppate. A gennaio sono stati emessi un totale di 484,4 miliardi di yuan di obbligazioni speciali del governo locale, tutte utilizzate in aree come i trasporti e progetti di alloggi a prezzi accessibili, pari a un terzo dell’importo stanziato dal MOF dalla sua quota del 2022 , secondo Liu. Nonostante il rallentamento dell’aumento delle entrate e una maggiore pressione sulla spesa, i tagli alle tasse alla fine contribuiranno a stimolare la crescita economica e porteranno ad un aumento delle entrate fiscali in un periodo successivo, ha affermato il viceministro delle finanze Xu Hongcai nello stesso briefing. Il MOF ha affermato che rafforzerà il sostegno alle piccole e medie imprese (PMI), alle imprese gestite individualmente e alla produzione aumentando gli incentivi fiscali e utilizzando in modo completo garanzie finanziarie, sconti sugli interessi sui prestiti, incentivi e sussidi per guidare e sfruttare le risorse finanziarie. Il numero di piccole imprese individuali in Cina, che rappresentano i due terzi del numero totale di entità di mercato del paese, ha raggiunto un livello record nel 2021, superando la soglia dei 100 milioni e fornendo 276 milioni di posti di lavoro, dati dell’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato ( SAMR) ha mostrato a gennaio. La Cina ha differito nel 2021 circa 200 miliardi di yuan di tasse per le microimprese e le PMI del settore manifatturiero per aiutarle a far fronte alle difficoltà e sostenere l’economia industriale. “La politica di riduzione delle tasse negli ultimi anni ha prodotto risultati fruttuosi nell’ulteriore adeguamento della struttura del reddito nazionale”, ha detto martedì al Global Times Tian Yun, ex vicedirettore della Beijing Economic Operation Association, aggiungendo che il prossimo passo potrebbe essere il progresso nella riforma fiscale. Per le industrie particolarmente colpite dalla pandemia come il settore dei servizi, dovrebbero arrivare ulteriori misure con i tagli alle tasse dal lato fiscale, inclusa la riduzione dei costi di affitto delle singole imprese e l’agevolazione dei prestiti, ha osservato Tian. Per quanto riguarda la spesa, gli esperti hanno affermato che l’avanzo di bilancio sarà relativamente sufficiente quest’anno e che l’entità della spesa dovrebbe espandersi ulteriormente. Le entrate fiscali della Cina sono aumentate del 10,7% rispetto all’anno precedente a 20,25 trilioni di yuan nel 2021, mentre la spesa è aumentata dello 0,3% a 24,63 trilioni di yuan, secondo i dati del MOF. Dovrebbe essere mantenuta un’adeguata intensità di spesa, concentrandosi sul sostegno in settori chiave come la ricerca scientifica e tecnologica, la protezione ecologica e ambientale, i mezzi di sussistenza di base delle persone, l’agricoltura moderna e i grandi progetti coperti dal 14° piano quinquennale nazionale, e la precisione della spesa dovrebbe essere migliorato, secondo Liu. I funzionari cinesi hanno affermato che adotteranno un approccio moderatamente proattivo  negli investimenti infrastrutturali. Sia il governo centrale che quello locale stanno accelerando il lancio di grandi progetti infrastrutturali mentre il paese deve far fronte a crescenti pressioni economiche al ribasso. In un articolo pubblicato venerdì sul People’s Daily, Liu ha affermato che la Cina amplierà la spesa pubblica per far fronte alle pressioni al ribasso, ma il rapporto disavanzo deve essere fissato a un livello appropriato. “Mentre si determina un appropriato rapporto di disavanzo, la scala del debito dovrebbe essere organizzata scientificamente ei rischi dovrebbero essere efficacemente prevenuti e disinnescati”, ha sottolineato Liu. Il rapporto disavanzo della Cina si è mantenuto al di sotto del 3% per molti anni, ma nel 2020 ha superato per la prima volta il 3%, raggiungendo oltre il 3,6% a causa dello scoppio del COVID-19. “I debiti dei governi locali sono diventati più controllabili rispetto al passato grazie a una serie di aggiustamenti strutturali di bilancio”, ha osservato Tian.

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DAVOS COPIA LA CINA? LA CINA NON COPIA DAVOS

In diversi pezzi sul blog ho scritto in questi due mesi che la Cina ha adottato fortissime misure fiscali a favore delle micro, piccole e medie imprese cinesi, imitando il modello italiano del dopoguerra. E’ una strategia schumpeteriana volta a favore piccole realtà innovative che possano fungere da fornitrici di innovazione per le grandi imprese pubbliche e private. Così succedeva in Italia. Il Forum di Davos invece vuole stroncare tutte le piccole realtà a favore delle multinazionali. Si dice che in questo Schwab, Presidente del Forum di Davos, sia molto attratto dal modello cinese. Ma evidentemente costui non lo conosce affatto o prende solo alcuni aspetti  In realtà da decenni, in varie missioni, funzionari cinesi hanno chiesto a colleghi italiani come funziona il settore dell’artigianato e delle piccole imprese, insomma il “Made in Italy” di cui loro sono fortissimi ammiratori. Avendo nei decenni favorito le mega realtà, i cinesi si sono accorti negli ultimi anni di non avere artigiani e micro imprenditori. La svolta c’è stata lo scorso anno, e continua tuttora, quando hanno dato 142 miliardi di dollari di taglio delle tasse a queste realtà. Ora il futuro CLN di cui ho parlato ieri dovrà difendere a tutti i costi le piccole realtà italiane, asse portante dell’industria nostra. E a Schwab e al Forum di Davos fargli presente questo articolo apparso su Xinhua oggi e pubblicato dal Quotidiano del Popolo. Buona lettura.

“La borsa di Pechino vede miglioramenti nel servire le piccole imprese nel 2021 (Xinhua

La Cina ha fatto passi avanti nella riforma della Borsa di Pechino (BSE) e del National Equities Exchange and Quotations, noto anche come il “nuovo terzo consiglio”, con una migliore capacità di servire le piccole imprese e l’economia reale l’anno scorso. Alla fine del 2021, un totale di 6.932 aziende erano quotate nel nuovo terzo consiglio, comprese oltre 1.000 imprese che soddisfacevano le condizioni finanziarie della borsa di Pechino, secondo un rapporto pubblicato dalla BSE. Da quando la Cina ha annunciato la decisione di istituire la BSE nel settembre dello scorso anno, il numero di aziende che hanno chiesto la quotazione nel nuovo terzo consiglio è aumentato del 46% anno su anno, osserva il rapporto. Dopo il debutto il 15 novembre dello scorso anno, alla fine dell’anno erano quotate alla BSE un totale di 82 aziende, l’87% delle quali proveniva da industrie strategiche emergenti, manifatturiere avanzate e servizi moderni. La borsa, una piattaforma al servizio delle piccole e medie imprese orientate all’innovazione, adotta il sistema di offerta pubblica iniziale basato sulla registrazione, in linea con il consiglio per l’innovazione sci-tech in stile Nasdaq alla Borsa di Shanghai, e il ChiNext, ad alto contenuto tecnologico mercato della borsa di Shenzhen”.

 

 

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CONFERME DA UN PROFESSIONISTA DELLE TESI DEL LIBRO PIANO CONTRO MERCATO

Domenica sono stato contattato da un ingegnere che aveva letto il libro Piano contro mercato. Ci teneva a sottolineare che quanto avevo letto, più gli scritti di Vladimiro Giacché, trovavano conferma in conversazioni informali con cinesi. Lui è un ingegnere, settore infrastrutture, per lavoro viaggia in Europa. Alcuni anni fa andò nel Regno Unito e conobbe colleghi cinesi. Questi gli confermavano due dati di fatto: i salari sempre più crescenti, un lavoratore specializzato riesce ad ottenere aumenti mensili di 100 euro ogni anno, e coinvolge tutta la popolazione, chi più chi meno. Dai colloqui traspariva che, contrariamente al sentire comune europeo, quello cinese è sempre  più ottimista, la popolazione si aspetta di avere in futuro una qualità della vita sempre migliore. L’ingegnere afferma che questo dato in Europa lui non lo ha mai trovato in questi anni. Quanto ai risparmi, altra tesi del libro e degli interventi dell’economista Giacchè, il professionista, sentendo colleghi cinesi, mi dichiara che i cinesi riescono, contrariamente agli europei, a risparmiare tantissimo. I salari non sono quelli europei, anche se stanno via via crescendo, ma il costo della vita è bassissimo. Nel Regno Unito si è accorto che, contrariamente a quanto pensava, gli studenti cinesi, che pagano rette inglesi altissime, non sono solo figli di milionari ma anche di gente comune. Succede che gli studenti fanno la triennale in Cina, poi lavorano due tre anni (lì il lavoro si trova facilmente), risparmiano e, assieme alle borse di studio governative affollano le facoltà britanniche (ultimamente anche italiane, anche se di meno). Si parlava di lavoro. Il professionista ha avuto conferma che in Cina il tasso di disoccupazione è controllato, nel senso che appena il tasso aumenta di molto, subito scattano forti politiche fiscali espansive. Hanno una forchetta da cui non devono superare. Lui lavora nelle infrastrutture, i suoi colleghi cinesi gli hanno raccontato che in Cina la terra è collettiva, è dello Stato, per cui, quando costruiscono infrastrutture che passano per quartieri non devono espropriare (con tutte le lungaggini burocratiche nostre); semplicemente offrono agli inquilini nuovi appartamenti nei pressi (se qualcuno vuole cambiare quartiere fa lo stesso) e l’inquilino si ritrova una casa nuova che vale di più. Questo è il tipico esempio del mix proprietà privata e pubblica, presente in ogni lato in quel Paese. Infine mi racconta che forse hanno deciso tardi la fine della politica del figlio unico ma i suoi colleghi pensano che forse il Governo ha fatto bene i conti.

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IL REDDITO PRO-CAPITE CINESE SUPERA I 12 MILA DOLLARI

E’ mattina presto, vedo le prime pagine dei giornali italiani e mi viene lo sconforto. Solo soldi alle imprese, per questo, quello e quell’altro. Gli altri non esistono. Nella Prima Repubblica Confindustria non era per niente considerata, le si dava le noccioline, nella Seconda domina, ogni sua richiesta esaudita, che sia tagliare i salari, mettere il greenpass nei luoghi di lavoro, farsi dare nel 2021 170 miliardi, esiste solo lei, 60 milioni di italiani rimossi dal campo politico. Poi vado a vedere un articolo di un funzionario cinese: numeri alla mano ti dice come è l’andazzo da quelle parti. Parlano i numeri, ognuno può farsi un’idea. Nemmeno negli Usa esistono articoli del genere, non si sa nemmeno cosa succede veramente in quel Paese, parlano solo di Wall Street e di miliardari. Per intanto leggiamo questi numeri e ognuno si faccia un’idea (magari commentando). Buona lettura.

Potenziale di liberazione continua della domanda interna cinese Di Lu Yanan (Quotidiano del popolo)  10 febbraio 2022

“La Cina ha mantenuto una posizione di leadership nel mondo sia nello sviluppo economico che nella prevenzione e controllo delle epidemie. Il vantaggio della Cina di un mercato super-ampio continuerà a offrire vantaggi e il potenziale della domanda interna cinese continuerà a essere liberato”, ha affermato un funzionario della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina (NDRC).

Nel 2021, la Cina ha continuato a essere all’avanguardia in termini di sviluppo economico e contenimento del COVID-19. Per garantire un funzionamento economico stabile, lo scorso anno varie località e dipartimenti competenti in tutto il paese hanno implementato una serie di politiche e misure per stabilizzare gli investimenti, stimolare i consumi e facilitare la crescita del mercato interno. Queste politiche e misure hanno aiutato il paese a realizzare una continua ripresa nel mercato dei consumatori ea sostenere lo slancio della crescita degli investimenti. Il consumo interno è rimasto una delle principali forze trainanti per lo sviluppo economico della Cina, contribuendo per il 79,1% alla crescita economica del Paese nel 2021, con un aumento di 4,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

“Nel 2021, la nave gigante dell’economia cinese ha viaggiato costantemente e lontano. Durante il viaggio, il mercato interno cinese ha continuato ad espandersi, la capacità di approvvigionamento è costantemente migliorata, le riforme e l’apertura hanno raggiunto livelli più profondi e aree più ampie e il tenore di vita delle persone è stato ulteriormente innalzato”, ha affermato il funzionario dell’NDRC. 

Questi risultati sono tutti utili per creare continuamente condizioni favorevoli e più spazio per la crescita dei consumi interni nel 2022, secondo il funzionario. Il consumo interno cinese ha ancora un enorme potenziale di crescita. Nel 2021, il prodotto interno lordo (PIL) del paese è cresciuto dell’8,1% su base annua a oltre 114 trilioni di yuan (circa 18 trilioni di dollari). Nel frattempo, il PIL pro capite cinese ha superato i 12.000 dollari, che si prevede supererà la media globale. L’anno scorso, la Cina è rimasta il secondo mercato mondiale di consumo di materie prime. Man mano che la sua nuova strategia di urbanizzazione è stata ulteriormente promossa, la percentuale di residenti urbani permanenti nel paese ha raggiunto il 64,72% nel 2021, con un aumento di 0,83 punti percentuali rispetto alla fine del 2020. Il continuo miglioramento della qualità dell’offerta ha garantito in Cina un circolo virtuoso più fluido tra domanda e offerta. Nel 2021, la Cina ha approfondito la riforma strutturale dal lato dell’offerta, ha promosso lo sviluppo di Internet industriale, big data, produzione intelligente e personalizzazione inversa e ha promosso nuove industrie e nuovi prodotti a un ritmo più rapido.

La Cina ha costruito la più grande rete standalone 5G del mondo. L’anno scorso, le spedizioni di telefoni 5G nel Paese sono ammontate a 266 milioni di unità, con un aumento del 63,5% rispetto all’anno precedente. L’anno 2021 ha anche assistito a una rapida crescita sia della produzione che delle vendite di veicoli a nuova energia (NEV) in Cina, con la produzione e le vendite di NEV del paese in aumento rispettivamente del 159,5% e del 157,5% a circa 3,55 milioni di unità e 3,52 milioni di unità.

“Nel 2022, i vantaggi della Cina di un sistema industriale a tutti gli effetti e di una capacità di produzione stabile e la capacità di innovazione in continuo miglioramento delle imprese giocheranno un ruolo maggiore nella guida e nella creazione dei consumi interni”, ha affermato il funzionario dell’NDRC.

Poiché il tenore di vita dei cinesi è stato continuamente migliorato, il loro desiderio di consumo si è gradualmente ripreso. L’anno scorso, il mercato del lavoro cinese è rimasto generalmente stabile, mentre il reddito delle persone ha continuato a crescere. Il paese ha aggiunto un totale di 12,69 milioni di nuovi posti di lavoro urbani nel 2021, 830.000 in più rispetto a quelli creati nel 2020. Allo stesso tempo, il reddito disponibile pro capite cinese è generalmente cresciuto di pari passo con la crescita economica del paese, aumentando dell’8,1% anno su anno in termini reali termini. Il sistema di sicurezza sociale del paese ha continuato a migliorare nel 2021. Il numero di persone coperte dall’assicurazione di vecchiaia di base e dall’assicurazione medica di base del paese si è attestata a 1,03 miliardi e 1,36 miliardi, con tassi di copertura dei due tipi di assicurazione superiori al 90% e 95 per cento, rispettivamente.”

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LE PROSPETTIVE ECONOMICHE E FINANZIARIE CINESI SECONDO ALCUNI ECONOMISTI CINESI

Oggi Xinhua ha intervistato alcuni esperti economisti cinesi sulle prospettive 2022 dell’economia nazionale. Come si potrà vedere ci sono rassicurazioni in ambito macro, nel mercato immobiliare e nel mercato dei capitali. In quest’ultimo ambito, come facevo notare qualche giorno fa, gli economisti cinesi rimarcano la differenza tra politiche accomodanti monetarie cinesi e politiche restrittive delle banche centrali occidentali, che stanno sconquassando i mercati dell’Ovest. Fanno chiaramente capire  che in questi settori ci sono buone opportunità di investimento nel 2022. Non invito ad investire in borsa, ma se ci sono lettori che lo fanno questo articolo di Xinhua offre un buon quadro. Buona lettura.

Q1: Come vede la situazione macroeconomica quest’anno? Nonostante la triplice pressione della contrazione della domanda, degli shock dell’offerta e dell’indebolimento delle aspettative, l’economia cinese manterrà probabilmente uno slancio di crescita costante quest’anno, ha affermato Liu Yuanchun, vicepresidente della Renmin University of China. Il potenziale di crescita economica del paese si rafforza costantemente con un tasso di disoccupazione in calo, livelli dei prezzi generalmente stabili, rapporti di leva macro stabili e in diminuzione, innovazioni scientifiche e tecnologiche migliorate, competitività internazionale in costante aumento e un rafforzamento completo del capitale umano, ha aggiunto Liu. La Cina è ben preparata a livello politico per affrontare le sfide di quest’anno, ha affermato Peng Wensheng, analista capo della China International Capital Corporation. Il paese vedrà probabilmente la sua crescita economica accelerare nella seconda metà dell’anno poiché c’è un ritardo tra l’introduzione delle politiche e i loro effetti, ha affermato Peng. Le esportazioni, gli investimenti esteri, gli investimenti verdi e high-tech e l’economia digitale continueranno a fornire un solido supporto per lo sviluppo di alta qualità dell’economia cinese, ha affermato Shen Jianguang, capo economista di JD.com. Q2: Quali saranno probabilmente le priorità politiche di quest’anno? Vi è l’apparente segnale di garantire una crescita stabile da parte delle autorità che continueranno la politica monetaria prudente e la politica fiscale proattiva, ha affermato Liu. Gli investimenti verdi, i tagli alle tasse e alle commissioni e i pagamenti dei trasferimenti saranno concentrati, oltre alle infrastrutture tradizionali, ha affermato Peng. Ha aggiunto che il governo sarà estremamente cauto nell’introdurre politiche che abbiano un effetto restrittivo e ci sono meno possibilità che le politiche di regolamentazione vengano introdotte contemporaneamente in determinati settori. Il sistema di supervisione dell’economia della piattaforma, che enfatizza sia la regolamentazione che lo sviluppo, sarà gradualmente migliorato, contribuendo allo sviluppo sano e a lungo termine del settore e aumentando le aspettative e la fiducia delle imprese, ha affermato Shen. Q3: Quali nuove opportunità di investimento si apriranno per tutti? La Cina mirerà a fare scoperte nelle innovazioni scientifiche e tecnologiche e a sostenere gli anelli deboli nelle catene industriali e di approvvigionamento nazionali, tra gli altri, che avranno bisogno di molti investimenti, ha affermato Liu. Dietro gli obiettivi di carbon peaking e neutralità del carbonio della Cina, la rivitalizzazione rurale e l’aumento dei consumi sono immense opportunità di investimento, ha affermato Peng. Shen ha notato il potenziale di investimento in nuove infrastrutture e produzione avanzata. Q4: Come vede lo sviluppo futuro del mercato immobiliare? La Cina continuerà ad attenersi al principio “l’alloggio è per vivere, non per la speculazione”, ha affermato Shen, aggiungendo che le politiche future coordineranno meglio la crescita stabile e la prevenzione dei rischi nel settore. Il governo adotterà politiche specifiche per le città per stimolare il circolo virtuoso e un sano sviluppo del settore, ha affermato. Peng ha affermato che l’inadempienza dei singoli sviluppatori immobiliari non porterà a impatti sistemici e che i rischi vengono disinnescati in modo ordinato. La domanda di alloggi rimane forte con molti acquirenti per la prima volta e coloro che desiderano condizioni di vita migliori, il che costituisce la base per uno sviluppo a lungo termine, stabile e solido del settore immobiliare, ha affermato Liu. Q5: Cosa aspettarsi dal mercato dei capitali cinese mentre le incertezze aumentano nel mercato finanziario globale? Nonostante le incertezze nel mercato finanziario globale di quest’anno, il mercato dei capitali cinese ha ancora le basi e le condizioni per uno sviluppo sostenibile e solido, ha affermato Liu, citando lo slancio di crescita costante dell’economia cinese, una liquidità più ampia e le continue riforme. Le opportunità superano le sfide per il mercato dei capitali cinese nel 2022, ha affermato Peng. Ha affermato che le politiche della Cina per stabilizzare la crescita sono l’opposto dell’inasprimento delle politiche e del ciclo discendente all’estero. In futuro, le condizioni del mercato cinese e il contesto istituzionale miglioreranno ulteriormente. Il mercato dei capitali del paese diventerà più attraente e gli asset denominati in yuan diventeranno più preziosi, ha affermato Shen.