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LA GUERRA DI RAPINA DEGLI USA ALLA RUSSIA (E ALL’EUROPA)

 

 

Pubblico questo eccezionale editoriale di China Daily di oggi. Non c’è niente da aggiungere, solo che trovano conferme tutte le tesi messe sul piatto in queste ultime settimane sul blog. La chiarezza, la profondità di analisi pongono questo editoriale ad un livello che nei media italiani non si vedono da decenni. La traduzione forse non sarà delle migliori, ma dà l’idea. Vi invito a leggerlo e, possibilmente, a condividerlo. Ne vale la pena. Buona lettura.US wages economic war to maintain global supremacy – Opinion – Chinadaily.com.cn

 

Gli Stati Uniti intraprendono una guerra economica per mantenere la supremazia globale Di Zhang Yugui | chinadaily.com.cn

Gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza al mondo in grado di creare conflitti regionali o di condurre guerre unilateralmente. Nel conflitto Russia-Ucraina, l’obiettivo esplicito degli Stati Uniti è quello di tagliare il legame economico tra Russia ed Europa, paralizzare il canale di contatto economico estero della Russia, spezzare l’ancora di salvezza finanziaria internazionale della Russia, ottenere profitti in eccesso sul mercato paneuropeo con costi inferiori e guidare il flusso di capitale globale verso gli Stati Uniti. Ma il suo obiettivo strategico di fondo è quello di approfondire la dipendenza di altri paesi dall’ordine economico e finanziario guidato dagli Stati Uniti e prolungare il ciclo di egemonia del dollaro USA. Come tutti sappiamo, sebbene siano ancora la più grande economia del mondo, gli Stati Uniti non sono più potenti come una volta. Nel 1945 rappresentava il 45 per cento dell’economia globale e il 59 per cento delle riserve auree mondiali e, 77 anni dopo, rimane la più grande economia mondiale e il maggiore detentore di riserve auree globali, ma è diventata una superpotenza piena di debiti. economia. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti il ​​1° febbraio, il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato per la prima volta i 30 trilioni di dollari, raggiungendo un livello record, e il 15 marzo ha raggiunto i 30,3 trilioni di dollari, il che significa che è stato generato un debito aggiuntivo di 300 miliardi di dollari. solo un mese e mezzo. D’altra parte, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 7,9% su base annua a febbraio, il livello più alto dal 1982. Ciò ha portato la Federal Reserve ad avviare un ciclo di rialzi dei tassi di interesse il 16 marzo. Il piano di salvataggio economico da 1,9 trilioni di dollari e la sua proposta “Build Back Better World” da 2,59 trilioni di dollari, sono entrambi programmi basati sul disavanzo che creeranno aspettative di inflazione significative e oneri del debito. Il governo degli Stati Uniti oggi ha bisogno di più soldi che mai. In questo contesto, l’amministrazione Biden ha completamente ritirato le truppe statunitensi dall’Afghanistan sotto forti pressioni, ponendo formalmente fine alla presenza militare statunitense nel Paese dopo 20 anni. Oltre al cambiamento strategico, un’importante considerazione economica della mossa è liberarsi del peso della guerra afgana che ha consumato in media 50 miliardi di dollari all’anno. Chiunque abbia familiarità con gli affari degli Stati Uniti sa che la guerra è un grande affare. Infatti, poco dopo il ritiro militare dall’Afghanistan, il 10 novembre gli Stati Uniti hanno firmato una carta aggiornata per la cooperazione strategica USA-Ucraina, approfondendo la cooperazione bilaterale nei settori della politica, della sicurezza, della difesa, dello sviluppo, dell’economia, dell’energia, dell’istruzione e della cultura, e vincolare l’Ucraina al gioco di scacchi strategico geopolitico degli Stati Uniti. In un recente articolo per The Economist, John Mearsheimer, professore di scienze politiche all’Università di Chicago, ha sottolineato che la mossa è stata una delle micce che ha innescato la crisi Russia-Ucraina. Il complesso militare-industriale e i conglomerati finanziari statunitensi devono essere stati molto eccitati quando è iniziata la guerra. Infatti, sulla scia della crisi, la Germania ha deciso di acquistare jet da combattimento americani e ha annunciato un budget speciale di 100 miliardi di euro in più per accelerare la sua modernizzazione della difesa. Si prevede che una parte significativa della massiccia spesa andrà a giganteschi appaltatori come Lockheed Martin, Raytheon, General Dynamics, Boeing e Northrop Grumman. Dopo lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina, gli Stati Uniti hanno immediatamente avviato la loro macchina egemonica istituzionalizzata per strangolare gli interessi economici e finanziari della Russia. In primo luogo si è unito ai principali alleati per imporre sanzioni economiche e finanziarie alla Russia per paralizzare i suoi legami economici esterni, interrompere l’ancora di salvezza finanziaria internazionale della Russia e aprire la strada a una “rapina legale” a basso costo di beni russi. Poco dopo il conflitto, gli Stati Uniti e i paesi del G7 hanno escluso alcune banche russe dalla Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali e hanno congelato le attività della banca centrale russa e vietato le transazioni con essa. Sono state inoltre poste restrizioni alla capacità della Russia di condurre transazioni commerciali in valute comuni di valuta estera. Successivamente, la Russia è stata costretta a chiudere il mercato azionario e le attività all’estero e le società quotate sono state saccheggiate dai baroni finanziari globali. Ad esempio, Sberbank, quotata a Londra, è stata costretta a chiudere una posizione il 2 marzo, con i prezzi delle azioni che sono crollati del 95% a $ 0,045 per azione dal suo picco di $ 21,63, una perdita di $ 110 miliardi di valore di mercato in un solo giorno lasciandola con soli $ 243 milioni. Allo stesso tempo, un gruppo segreto di istituzioni finanziarie di Wall Street, esenti da sanzioni, ha acquistato quasi il 40 percento della banca con uno sconto di appena 0,02 sul patrimonio netto, con meno di 100 milioni di dollari. Ciò significa che i magnati finanziari di Wall Street potrebbero guadagnare centinaia di miliardi di dollari se le sanzioni venissero revocate.

In secondo luogo, gli Stati Uniti hanno cercato di tagliare il legame economico tra Russia ed Europa per intensificare la dipendenza economica dell’Europa dagli Stati Uniti. Da quando le sanzioni sono entrate in vigore, le ricevute di deposito globali delle società russe sono crollate di oltre il 95% prima della sospensione delle negoziazioni e gli investitori globali in società quotate al di fuori della Russia, la maggior parte delle quali istituzioni finanziarie europee, hanno subito enormi perdite. Il capitale finanziario statunitense e britannico ha successivamente preso parte a un giro di caccia all’affare. Le aziende europee che operano in Russia hanno perso più di 100 miliardi di dollari di valore di mercato nell’ultimo mese. Inoltre, il governo tedesco ha sospeso l’approvazione per il progetto del gasdotto Nord Stream 2 e gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno vietato le importazioni di petrolio russo. L’incertezza sull’offerta futura ha portato all’impennata dei prezzi del petrolio e del gas nel mercato internazionale, aumentando le sofferenze dei cittadini europei. Mentre paesi come la Germania e la Francia erano intrappolati tra il tentativo di porre fine alla loro dipendenza dall’energia russa e l’adozione di misure per attutire il colpo dei prezzi elevati dell’energia, gli Stati Uniti hanno lanciato un’azione congiunta “mirata a rafforzare la sicurezza energetica europea e ridurre la dipendenza dell’Europa dal petrolio russo e gas” apparentemente per alleviare le preoccupazioni dell’Europa. Ma in realtà, ha colto l’occasione per esportare gas naturale liquefatto americano in Europa a un prezzo elevato. Secondo Reuters, le spedizioni di gas naturale liquefatto degli esportatori statunitensi in Europa hanno raggiunto livelli record per tre mesi consecutivi, con prezzi in aumento di oltre 10 volte rispetto a un anno fa. In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno continuato a creare tensioni nel mercato finanziario internazionale ea incoraggiare il flusso di capitali internazionali dall’Europa agli Stati Uniti attraverso aumenti dei tassi di interesse. Dopo il conflitto Russia-Ucraina, gli Stati Uniti hanno lanciato feroci sanzioni finanziarie per congelare le riserve valutarie della banca centrale russa da 300 miliardi di dollari, provocando l’immediato dimezzamento del tasso di cambio del rublo rispetto al dollaro e l’impennata del tasso di inflazione. La banca centrale russa è stata costretta ad aumentare il tasso di interesse al 20%. Allo stesso tempo, le tre principali agenzie di rating, a seguito di una serie di bruschi downgrade del rating creditizio delle società russe, hanno recentemente cancellato il rating creditizio del debito sovrano russo e di tutte le società in risposta al quarto round di sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia . Ciò equivale al blocco diretto del canale di finanziamento del governo russo e delle imprese sul mercato finanziario internazionale. È stato anche in questo momento che gli Stati Uniti hanno avviato il ciclo di aumenti dei tassi di interesse con il pretesto di combattere l’inflazione e hanno rivelato che avrebbero ridotto drasticamente il bilancio della Fed. In un momento di incertezza sui mercati globali, gli aumenti dei tassi della Fed segnalano chiaramente la fiducia degli Stati Uniti nella dinamica di crescita endogena del suo sistema economico e inviano un forte messaggio alle altre economie che gli Stati Uniti ancora dominano. Pur promuovendo la stabilità del mercato finanziario statunitense, il flusso accelerato di capitali globali verso gli USA prolungherà ulteriormente il ciclo dell’egemonia del dollaro USA. L’autore è preside della School of Economics and Finance della Shanghai International Studies University. L’articolo è stato pubblicato per la prima volta sul Guangming Daily.

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G7 + VERSUS BRICS +

Pubblico il bel editoriale dell’economista Guido Salerno Aletta, che ringrazio, uscito ieri su Teleborsa. Da quando è nato il blog, si è parlato di Usa, Ue, Cina, Russia, ecc. Ora l’economista siciliano mette le carte in tavola: popolazione, ricchezza, posizione finanziaria netta, avanzo commerciale dei due blocchi, che erano in fieri da 15 anni ma che ormai si sono palesati con il conflitto ucraino. Buona lettura.

 

G7+ contro BRICS+ | Teleborsa.it

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FINE DEL DOLLAR STANDARD

Pubblico qui di seguito altri tre contributi rispetto al dibattito suscitato dall’editoriale di Guido Salerno Aletta sulla de-dollarizzazione, una filosofa, un consulente d’azienda e un imprenditore. Oggi su Italia Oggi la bestemmia della de-dollarizzazione ha avuto spazio presso un economista che scriveva esattamente queste cose. Lo scontro tra potenze non so dove porterà, i tre contributi cercano di fornire un quadro della situazione. Non mi soffermo sulle tematiche militari, non  è il mio campo, cerco di capire gli effetti socio-economici di tutto ciò. Di certo un mondo, iniziato con la fine degli accordi di Bretton Woods, sta per finire, l’asset inflation basata sul dollaro e pompata per 50 anni lascia il campo ad altre soluzioni. Mi chiedo, le confische avvenute per la Banca centrale russa o di miliardari russi nelle piazze anglosassoni ed europee, che effetti avrà? Siamo sicuri che in giro per il mondo chi ha denaro abbia ancora fiducia nel sistema finanziario occidentale? Anche queste sono domande da porsi. I contributi sono lunghi, vi chiedo pazienza, sono efficacissimi, basta avere un pò di pazienza e trarrete le vostre conclusioni, magari con commenti. Vi ringrazio dell’attenzione e vi auguro buon wwek end.

Filosofa

Quarant’anni fa, il capitalismo americano fuggì dal lavoro, avviando l’esportazione di questa noiosa fonte di potere sociale in Cina (noi pensiamo sempre a Thatcher e Reagan, ma la vera svolta storica furono gli accordi diplomatici fra Carter e Deng Xiao Ping nel 1978), e rifugiandosi nel “paradiso della rendita”. Quello che si è sviluppato da allora negli USA assomiglia di più a ciò che David Graeber in “Bullshit Jobs” descrive  come “feudalesimo manageriale” che al capitalismo produttivo a cui siamo abituati a pensare: un sistema in cui i profitti non derivano dalla produzione, ma dalla rendita – non solo la rendita del capitalismo finanziario del settore FIRE, ma anche la rendita delle posizioni oligopolistiche supportate dallo stato del settore petrolifero e minerario e del complesso militare industriale.
Siccome il potere nascerà pure dalla canna del fucile, ma soprattutto e sul lungo periodo nasce dal lavoro produttivo, questo sistema sta assicurando agli USA un inesorabile declino. L’unica carta rimasta in mano agli USA è, appunto, la canna del fucile NATO, ed è questa la carta che si sono giocati con le provocazioni delle esercitazioni militari ai confini della Russia e persino nella teoricamente ancora neutrale Ucraina (https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/07/07/usa-ucraina-polonia-lituania-annunciano-le-esercitazioni-militari-three-swords/ ): è chiaro che, come dice l’economista americano Michael Hudson, fino al 24 marzo il problema per gli strateghi americani non era la minaccia rappresentata da Russia e Cina, ma l’assenza di tale minaccia, e il fatto che in assenza di tale minaccia non c’è nessun bisogno per gli alleati di sacrificare i propri interessi commerciali e finanziari e di rinunciare al gas russo.

“Embedded” è una  parola che ho imparato ai tempi della Guerra del Golfo, che indica i giornalisti che le truppe si portano dietro per il lavoro di propaganda.

La vera vittima delle sanzioni e della guerra è certamente l’Europa, e l’unica vera domanda è come mai le oligarchie europee abbiano accettato così prontamente di schierarsi con la NATO e contro gli interessi dell’Europa, ma paradossalmente, e forse al di là  di quello che gli strateghi USA avevano previsto (Wikileaks ci ha insegnato che non si tratta necessariamente di strateghi intelligenti), la vittima delle sanzioni potrebbe essere proprio l’impero americano, con il rafforzamento delle alternative cinesi al sistema dominato dagli USA del FMI e della Banca Mondiale e la sostituzione del Cross-Border International Payments System (CIPS) cinese allo SWIFT. Inoltre, in un mondo (quello occidentale) dominato dalla rendita finanziaria la confisca americana delle riserve monetarie russe, che segue la confisca di quelle afgane, colpisce al cuore il fondamento stesso del Dollar Standard, la fiducia che i crediti in dollari saranno esigibili.

La guerra crea una nuova cortina di ferro, senza dubbio, ma in questo nuovo bipolarismo il potere, quello vero e non quello che nasce dalla canna del fucile, sta tutto dall’altra parte del muro.

Riferimenti:

Michael Hudson – America’s real adversaries are its European and other allies – Brave New Europe, 16/02/2022 https://braveneweurope.com/michael-hudson-americas-real-adversaries-are-its-european-and-other-allies

Michael Hudson – America Defeats Germany for the Third Time in a Century – Brave New Europe , 28/02/2022 https://braveneweurope.com/michael-hudson-america-defeats-germany-for-the-third-time-in-a-century

Un consulente d’azienda

La prima crisi economica globale, generata dalla cartolarizzazione dei crediti legati ai mutui sub prime, ha mostrato chiaramente i limiti di un sistema finanziario globale basato su una moneta nazionale. Il dollaro. Ma non basta sostituire il dollaro con un’altra moneta nazionale. Sarebbe la stessa cosa. Poiché quando un moneta esce dalla giurisdizione dei confini dello Stato emittente, diviene poco più di una promessa di pagamento… Il futuro è nella block Chain e nelle cripto.
Già nel 2009 la Cina aveva cercato di scardinare l’attuale sistema dei pagamenti internazionali. Tuttavia senza riuscirci. La crisi Ucraina, le scelte geopolitiche precedenti e conseguenti il conflitto rischiano di anticipare l’avvento del secolo cinese. Infatti, allo stato, la Cina pare l’unico player globale ad uscire rafforzato dall’innaturale alleanza sino russa. Purtroppo anche in questa occasione l’UE ha perso l’occasione di mostrare un peso politico degno della propria storia e delle proprie potenzialità, limitandosi a far proprie le ragioni dello Zio Sam.

Un imprenditore

La De dollarizzazione è iniziata
La visione di quanto sta accadendo a livello mondiale, europeo e nazionale non può prescindere da un attenta valutazione su quanto sta accadendo negli USA, questi si trovano in una condizione finanziaria senza precedenti “tetto del debito federale, arrivato alla cifra record di circa 28500 miliardi di dollari. Persino Jamie Dimon, attuale amministratore delegato di JPMorgan Chase, la più grande banca al mondo, ha espresso timori quanto all’evento “potenzialmente
catastrofico” di una eventuale insolvenza creditizia da parte degli Usa. Inoltre, un portavoce di Morgan Stanley ha avvertito la possibilità di un default del credito statunitense”. https://www.orizzontipolitici.it/gli-usa-a-rischio-default-il-problema-del-debito-americano/ Gli USA hanno necessità di attrarre investitori per sostenere il debito pubblico oltre a mantenere alti i livelli produttivi a garanzia della sostenibilità del debito stesso. Questi due elementi si stanno verificando entrambi, si pensi al Canada dove il conferimento dei poteri speciali al premier per sopprimere le manifestazioni sulle restrizioni COVID ha generato
un’ondata di paura che ha portato l’immediato trasferimento negli USA di 500 Miliardi a dimostrazione che l’instabilità genera vantaggi indotti, stessa cosa potrebbe iniziare ad avvenire (o forse è già iniziata) anche in Europa con l’instabilità venutasi a creare le cui conseguenze si acuiranno nelle prossime offerte di titoli di stato che inizieranno a dover riconoscere tassi di interesse sempre più attraenti.
Rispetto ai livelli produttivi con le congiunture favorevoli create sono ripartiti settori che i grafici di borsa davano per moribondi, con il covid è ripartita l’industria della farmaceutica, con il conflitto in Europa è ripartito il richiamo agli stati a maggiori investimenti nel settore bellico e quindi di conseguenza si iniziano a commercializzare le produzioni belliche favorendo lo svuotamento dei mega depositi pieni fino all’orlo, si sono aperti nuovi mercati per il settore del gas Americano con
il GNL, si apriranno enormi praterie per il settore grano e cereali in genere venendo a mancare le forniture Russe e Ucraine. Gli USA hanno conquistato forzatamente il mercato Europeo chiudendo il fronte forniture Russo, l’Europa è stata annessa come mercato per andare a dare sfogo al sistema produttivo americano.
L’Europa, un entità destinata a dissolversi, le troppe contraddizioni che la compongono, emergeranno sempre più vistosamente, l’Europa si impoverirà rapidamente e cresceranno le tensioni sociali oggi rinviate con i vari sostentamenti che i vari stati hanno creato (https://
www.openpolis.it/il-reddito-di-cittadinanza-e-i-sussidi-nel-resto-deuropa/). È caduta la neutralità storica della Svizzera generando fughe di capitali ancora non quantificate… la prossima sarà
l’Olanda che ha creato in Europa un paradiso fiscale a tutti gli effetti. Tutto a vantaggio del Delaware e del mercato USA, come avvenne per Panama. In tanti lo ignorano, ma i governanti Europei per disincentivare proteste e contestazioni hanno accelerato il progetto dell’identità digitale …. Sarà lo strumento di controllo delle masse contro l’insurrezione dei popoli?
La de dollarizzazione è lontana, prima dovrà implodere l’Europa e a quel punto gli USA che sono già pronti nel mondo Crypto riusciranno a ultimare l’avvicinamento e l’alfabetizzazione dei cittadini Americani a questo nuovo tipo di moneta. Emblematica fu la risposta di Biden all’annuncio di Draghi che l’Europa avrebbe creato un proprio Euro digitale…. Biden rispose “superato esistono già le Stabil Coin”.
Le Stabil Coin sono Crypto valute il cui valore è espresso in dollari ed è un valore stabile nel rapporto 1/1 (1 stabil Coin = 1 Dollaro USA). Con questa relativamente nuova moneta si è data stabilità al prodotto Crypto per renderlo utilizzabile nella vita quotidiana. In America, ma come in tutti i paesi del mondo le Cryptovalute vengono già utilizzate come metodo di pagamento, non il conosciuto Bitcoin che è instabile in termini di apprezzamento di valore ma le stabil coin.
A mio avviso questo paradigma si concluderà quando verrà distrutto il tessuto industriale del centro Europa, sarà completato il saccheggio mantenendo in vita una guerra che coinvolgerà l’Europa fino a portarla a fine paradigma allo scioglimento facendola ritornare un entità geografica e non politica dove opportunisticamente gli USA privilegeranno rapporti, con quegli stati a loro necessari (Italia e Francia – Mediterraneo) (Romania e Polonia area cuscinetto con la Russia) per il resto buona fortuna a chi rimarrà fuori dagli interessi Americani.
L’unica variabile è rappresentata dall’atteggiamento del blocco (Cina, India, Russia) rispetto a questo paradigma del nuovo mondo… un paradigma probabilmente destinato a subire un brusco arresto a Novembre quando Trump potrebbe vincere le elezioni, a quel punto avendo una mentalità anche imprenditoriale capirebbe, come ha già capito che gli USA non sono pronti industrialmente a sostituire le forniture asiatiche nel breve periodo e quindi rischierebbero
realmente il default e forse anche la guerra civile, il blocco produttivo mondiale Cina, India e Russia hanno in mano la bomba atomica del terzo millennio “L’INFLAZIONE”.

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BENVENUTI NEL NUOVO MONDO

Tre giorni fa ho ospitato sul blog l’intervento dell’economista Guido Salerno Aletta sullla de-dollarizzazione. Articolo molto letto, secondo i canoni del mio piccolo blog, e che ha acceso un dibattito tra diverse persone su whattupp e con il telefono. Ho ritenuto perciò opportuno chiedere loro un contributo. I primi tre li pubblico oggi, probabilmente ce ne saranno altri. Il fine è aprire un dibattito anche tra voi lettori, che potete dire la vostra nella finestra dei commenti. E’ un articolo lungo, vi prego di prestare pazienza e attenzione. Ne vale la pena. Ecco i contributi.

1)Roberto Sassi, filosofo e saggista: “DUELLO&TRIELLO

La guerra senza limiti comprende esiti frastagliati…La competizione interimperialistica, in un mondo multipolare, è un triello alla Sergio Leone, non un duello alla John Ford (Gattei docet). Nel duello vince chi spara per primo.Nel triello, chi spara per primo muore (cf. Il buono, il brutto e il cattivo). Questa situazione mette nell’angolo gli USA, che sono ancora la maggiore potenza militare mondiale. Per uscire dall’angolo, gli USA vogliono:

Costringere l’UE nella morsa atlantica

Bloccare la via della seta

Tornare al duello est-ovest
Così si capiscono 8 anni di temporeggiamento russo e la posizione defilata della Cina.
Lo scambio USA- UE prevede il riarmo tedesco. Una volta ottenuto, l’UE si è lanciata in prima linea, dopo un’apparente perplessità iniziale.
La balcanizzazione dell’Europa orientale è ormai cosa fatta.
Ma il futuro non è scritto…
Filippo Violi, scrittore e analista:La posta in gioco: All-in

Nell’ultimo quinquennio il rapporto tra Mosca e Pechino si è andato sempre più consolidando, specie attraverso accordi commerciali (energetici, alimentari, militari, logistici) di grande respiro, cosa che ha sempre preoccupato Washington, soprattutto l’influenza che le due grandi potenze messe insieme avrebbero potuto un giorno avere in Europa, qualora non si fosse posto un freno serio a questa avanzata. La guerra che si combatte oggi in Ucraina, più sul fronte della diplomazia che con le armi, e che va avanti da oltre 8 anni, assume per Washington un carattere di notevole importanza per le sorti dell’intera nazione, pena la perdita del controllo dell’egemonia del dollaro sul resto del mondo. Pertanto bloccare l’avanzata lungo le due direttrici d’intervento nord – sud, staccare l’Europa dagli interessi strategici congiunti sino-russi e drenare più capitali possibili nella borsa di Wall Street, rappresentano i reali motivi bellici portati avanti dal Pentagono. Tutto questo ha come fine ultimo quello di bloccare lo schema congiunto sino-russo di de-dollarizzazione cha va avanti in modo silente da oltre un decennio e che è stato lasciato volutamente inosservato dai media e dagli stessi analisti occidentali.

Il biglietto verde essendo diventata una moneta fiat (proprio a partire dalla fine degli accordi di Bretton Woods), il cui valore è legato solo al peso specifico del terrore che l’apparato industriale militare (di cui si serve) riesce ad incutere nel mondo, più che al valore intrinseco di moneta-merce, gode pertanto di una fiducia non derivante dalle reali fondamenta di un’economia in salute, ma da una politica interventista ed espansionista che si è andata consolidando nell’ultimo mezzo secolo.

La nuova pianificazione militare del Deep State ha ripreso vigore proprio a partire dalla cacciata di Trump e il richiamo dei Democratici al potere, bocciando il suo progetto “American First” basato su una prospettiva di medio e lungo termine, orientato a ricostruire tutto un apparato industriale manfatturiero andato distrutto già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso con il processo di delocalizzazione. Il rischio che il dollaro cominciasse a perdere peso e fiducia a vantaggio dello Yuan e delle due potenze antagoniste era troppo grande. L’allarme è scattato nell’aprile del 2019 dopo lo scontro Xi Jinping e Trump sui dazi commerciali e la smobilitazione in un solo mese di oltre 70 miliardi di dollari di Treusary Bond da parte del governo di Pechino.

Nell’ultimo biennio, specie con l’avvento dei democratici alla Casa Bianca, l’obiettivo strategico è stato proprio quello d’invertire questa rotta: un dollaro che sta perdendo sempre più  fiducia e consistenza, un debito pubblico che si aggira intorno ai 30 trilioni di dollari (dati Dipartimento del Tesoro Usa) e  una posizione debitoria finanziaria netta con l’estero di circa 11 mila miliardi di dollari, tutti segnali precari di un’incertezza crescente, di volatilità e di terrore tra gli stessi operatori finanziari. A ciò si aggiunge un divario sempre più oneroso da pagare in termini di benessere tra finanza ed economia reale.

Rimettere in moto l’apparato industriale militare era l’unica soluzione possibile da adottare, l’unica carta da giocare. Sul tavolo della diplomazia agli americani non restava altro che fare all-in, spingendo e soffiando a più non posso sul grosso focolaio di guerra già attivo nel cuore dell’Eurasia. La novità è che dall’altra parte del tavolo questa volta Putin, con il consenso e soprattutto con lo scudo economico-commerciale di Pechino, ha deciso di andare a vedere.

Sergio Calzolari “Spatto”, manager:

Le Oligarchie, il gatto, ed i Numeri 4 e 8.

 

Innanzitutto voglio ringraziare il BLOG per ospitare queste riflessioni a più voci. È molto importante soprattutto in un momento in cui avviene la costruzione simbolica del nemico interno con ampio utilizzo di metodiche studiate dal grande Lotman per la guerra nella semiosfera.

In premessa voglio chiarire che non mi è mai piaciuto il ne’-nè e non ho mai fatto parte della cultura vigliacca del ne’nè.

Con Dante ho sempre disprezzato gli ignavi.

Quindi, voglio dire che non sono affatto equidistante nei miei giudizi: c’è chi ha torto storicamente e chi ha ragione. E non serve a tal proposito l’analisi soltanto da un punto di vista antisistema. Risulta sufficiente il pensiero classico conservatore. A tal proposito si legga ultima intervista a https://www.newyorker.com/news/q-and-a/why-john-mearsheimer-blames-the-us-for-the-crisis-in-ukraine che riprende le analisi del suo famoso Why the Ukraine Crisis Is the  West’s Fault The  Liberal  Delusions  That  Provoked  Putin, testo scritto nel settembre 2014. Ma il non essere nel giudizio equidistante,  non significa parlare come un libro dei sogni scritto per giunta da noi stessi. Anzi, il ragionamento emotivo non deve toccare l’analisi, per cui i punti che presenterò saranno in forma problematica; è meglio presentare delle problematiche aperte piuttosto che delle problematiche chiuse.

Per costruire un pensiero che sia all’altezza della sfida portata avanti dalle oligarchie della Tecnica e della Moneta abbiamo la necessità di far transitare in un terreno eterodosso tutte le nostre riflessioni. A proposito dell’azione delle oligarchie, per inciso, invito a confrontarsi con uno scritto di questi giorni di Hudson. Non si tratta di complottismi, ma di analisi circa gli strateghi del capitale agenti nel conflitto contemporaneo.

America Defeats Germany for the Third Time in a Century

Elenco come bullets i punti del mio ragionamento.

  1. Il tema della de-dollarizzazione attraversa da tempo il dibattito nella teoria. Anche fra il pensiero liberista più stretto. Basta vedere la pagina dell’istituto Mises. Bisogna imparare a ragionare e studiare a 360 gradi.
  2. Di fatto, se avvenisse la divisione del mondo delle relazioni commerciali in due blocchi non comunicanti, occorrerebbe capire che quasi tutte le transazioni internazionali avvengono in USD o EUR o YPJ e non in valute diverse.

Conosco perfettamente le obiezioni e le ricerche che mostrano il calo dell’utilizzo del dollaro. Ma sono analisi  fatte dentro insiemi relazionali statici, fatte quindi in un contesto precedente. Oggi non possiamo essere sicuri come reagiranno soggettivamente i molti attori economici e la combinazione dei servomeccanismi di sistema nel nuovo contesto in movimento. Voglio sottolineare che, in un mondo multipolare, la astrazione determinata di una tendenza deve avere presente la molteplicità delle possibilità e le mosse e le contromosse dei vari agenti che non sono affatto fra loro alleati strategici di lungo periodo. Anzi…il contrario: essendo portatori di interessi oggettivamente confliggenti. A tal proposito dobbiamo capire che siamo in presenza ormai da tempo di diversi capitalismi con diversa dominante interna nelle varie formazioni economico sociali. Ha fatto molti danni il continuare a ragionare di capitalismo come se ancora ci fosse il capitalismo proprietario borghese studiato da Marx in Inghilterra 150 anni fa.

Il capitalismo americano del 900 era già assai diverso nelle sue componenti principali. Oggi abbiamo diverse tipologie capitalistiche (con variegate e diverse configurazioni soggettive strategiche all’interno) che si dispiegano nella concorrenza multipolare del processo di valorizzazione che (ripeto a scanso di equivoci) NON è mai soltanto di merce ma di valore. La tendenza al policentrismo è un processo lungo e come tale va studiato, non è la realtà del mondo attuale, e per svolgersi essa ha bisogno di tempo, come nel periodo di fine 800, con la decadenza inglese che si concluse di fatto tramite la seconda guerra mondiale. Epperò voglio anche subito sgombrare il terreno teorico da fantasie “campiste socialiste”, in quanto semplicemente non esistono se non nella mente di chi le pensa per farsi cullare dalla nostalgia ansiolitica.

  1. La Russia ha già azzerato i suoi investimenti ufficiali in titoli del Tesoro Usa: mentre – seguo i dati Aletta- nell’ottobre 2017 ammontavano a 102 miliardi di dollari, nel dicembre 2018 erano già scesi a 13,2 miliardi, per poi scomparire. La Cina ha fatto pressappoco lo stesso: dal record di 1.316 miliardi di dollari del novembre 2013 è scesa a 1.072 nel dicembre 2020.

Ora faccio un link ad uno scritto dove sono chiare le  percentuali in valore. https://www.safe.gov.cn/en/2021/1231/1913.html

A questo punto la domanda è: come porti verso zero oltre 1000 miliardi di dollari in una situazione di guerra economica come questa e nella quale ti puoi beccare la sanzione del congelamento di lungo periodo? La Russia ha zero. La Russia infatti può procedere. Ma la Cina con molta maggiore difficoltà. Prego prestare molta attenzione alla diminuzione in percentuale del prestito usd ed alla sua velocità temporale di effettuazione.

Queste due dinamiche corrispondono ad analisi di trade-off differenti che presuppongono a loro volta scenari geopolitici in sviluppo anch’essi differenti. Occorre sempre guardare gli elementi della funzione nel suo svolgimento temporale oggettivo e mai solo il Verbo.

  1. Abbiamo per cui una conseguenza logica ed oggettiva.

Ma come facciamo ad essere così sicuri che la Cina si allei nel lungo periodo con la Russia se esse hanno interessi divergenti? Soltanto per Taiwan? Forse. Ma io non ne sarei tanto convinto.

  1. Un discorso sono i titoli di debito, di credito, le riserve monetarie…un altro discorso sono le transazioni day by day degli affari. Se i due blocchi non sono comunicanti la transazione deve avere l’accordo del venditore del primo blocco a ricevere una valuta che abbia un aggancio al suo sistema monetario di riferimento. Altrimenti stiamo parlando di conchiglie o di baratto.

Mi sembra proprio che vada enfatizzata la differenza dei due piani: le transazioni commerciali ed i titoli di debito pubblico. Se la Cina farà fatica a dedollarizzarsi sul debito, sulle transazioni, invece, sarà un problema per tutti, perché nessuno accetterebbe Yuan o rubli o loro strani equivalenti temporanei in un mondo bipolare. Anzi, l’effetto vero sarebbe di creare un mercato nero di dollari e euro, con un valore di scambio molto piu’ svantaggioso per i cittadini del blocco Russia/Cina (ammesso e non concesso che questa divisione si creasse).

  1. Infine avremo sempre il problema che i due sistemi si devono legare comunque ad un equivalente generale. Non credo che l’oro possa essere il solo ed il principale. Una interessante possibilità mi sembrano le criptovalute.

Sulle criptovalute ci sono due piani. Il primo piano e’ la possibilita’ per Russia e Cina di creare un sistema finanziario alternativo e competitivo basato sulle criptovalute come strumento di scambio all’interno del blocco. Ed in qualche modo collegato all’altro blocco. L’altro piano e’ che le criptovalute, invece, per loro natura fattuale, sfuggendo al controllo delle autorita’ monetarie, potrebbero configurarsi come uno o LO strumento finanziario che viaggia attraverso i due blocchi, consentendo transazioni commerciali che sfuggano al controllo delle autorita’ (ricordiamo il Di Caprio in Blood Diamond… il mercato nero e’ la vittoria del libero mercato contro la regolamentazione statale). In questa ipotesi, ci sarebbero anche grosse perdite fiscali per gli stati, perche’ l’economia reale del commercio riuscirebbe a bypassare i controlli. E su questa provocazione per adesso mi fermo. Concludo con una citazione di Alan R. Holmes ( …realtà non teoria!), che fu uno dei più potenti uomini della nazione americana, lavorando per 33 anni presso la Federal Reserve Bank of New York, per la quale dal 1965 al 1979 divenne manager del Federal Reserve System Open Market Account. In tale ruolo egli fu il reale responsible per la creazione di moneta negli United States.

” in the real world bank extend credit, creating deposit in the process, and look for the reserves later”.

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DOLORE ECONOMICO IN ARRIVO IN EUROPA

Pubblico un articolo apparso oggi su China Daily sull’impatto economico del conflitto ucraino per l’Ue. Il quadro che l’analista cinese dà è devastante. Vi invito a non vedere tv o leggere giornali, siamo da 30 anni debolissimi perché abbiamo distrutto il mercato interno e andiamo avanti grazie all’export, non avendo materie prime. L’analista cinese sottilmente lo sottolinea tra le righe, non mette il coltello nella piaga, forse per rispetto o diplomazia, ma ha un quadro preciso della situazione. Ieri l’economista Guido Salerno Aletta postava su fb questa sua nota: “L’Occidente, Usa ed Ue, è il vero Comecon… una economia chiusa, di sottosviluppo.Gli Usa hanno un debito estero netto di 13 mila miliardi di dollari. Importano a debito, non producono altro che servizi, dipendono dalla Cina per tutta la manifattura.L’Europa non ha indipendenza energetica e sopravvive solo con l’export verso Usa, Cina Russia.I Brics sono economie complementari, che non hanno bisogno né del dollaro né dell’euro. Hanno materie prime, terra, manifattura, popolazione e capacità di consumo”. 

Queste parole non le troverete in nessun media europeo, tutto taciuto. So di imprenditori preoccupatissimi, di analisti altrettanto, ma stanno in silenzio, non vogliono esporsi, attendono eventi, ad esempio le Mid Term americane. Ieri all’Onu Cina e India si sono astenuti sulla risoluzione di deplorazione alla Russia. Manca il Brasile (per i Brics), ma lì c’è Bolsonaro. Ma si è astenuto anche il Pakistan, quattro giorni fa ha siglato un accordo con la Russia per un gasdotto. Un mondo che emerge, un altro mondo che sprofonda. A subirne le conseguenze sono le popolazioni, europee, e con questo intendo anche ucraine e russe. L’imperialismo occidentale non vuole passare la mano, o perlomeno, convivere con altri attori che ormai sono fortissimi. Un cane rabbioso, perciò pericoloso. Ma leggiamo cosa pensano in Cina della nostra economia. Buona lettura.

Dolore economico in arrivo per l’Europa Di CHEN YINGQUN | Quotidiano cinese

Secondo gli analisti, l’economia europea potrebbe sopportare il peso maggiore degli effetti di ricaduta della crisi ucraina sotto forma di prezzi dell’energia ancora più elevati e riduzione della fiducia delle imprese. Tian Dewen, vicedirettore dell’Istituto di studi europei presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, ha affermato che il mondo è un villaggio globale in cui i paesi sono economicamente interdipendenti e qualsiasi crisi che si verifica può influenzare la vita delle persone ovunque. Un impatto immediato della crisi ucraina è il colpo alla ripresa economica dell’Europa sullo sfondo della pandemia di COVID-19. “L’impatto di un conflitto o di uno scontro a fuoco tra Russia e Ucraina è destinato a propagarsi in tutta Europa e oltre, con effetti a catena sull’economia globale”, ha affermato Tian. La Russia è il terzo produttore mondiale di petrolio e uno dei principali esportatori mondiali di gas naturale, mentre l’Ucraina è il principale esportatore alimentare mondiale. 

La Russia rappresenta circa il 40% delle importazioni di gas naturale nell’Unione Europea e circa il 30% delle sue importazioni di greggio, secondo Eurostat, l’agenzia statistica del blocco. L’UE e gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alle maggiori banche russe e alle sue élite e hanno congelato i beni della banca centrale detenuti fuori dal Paese. Hanno anche agito per rimuovere alcune banche russe da SWIFT, il sistema di pagamento utilizzato per la maggior parte delle transazioni finanziarie internazionali. Tian ha affermato che i problemi energetici riguarderanno direttamente i paesi europei, data la dipendenza di molti di loro dalle forniture russe. L’Ucraina è un importante snodo di transito per il petrolio e il gas russo. Austria, Italia e Slovacchia importano gas naturale dalla Russia, trasportato principalmente attraverso l’Ucraina. Parte del gas naturale fornito dalla Russia raggiunge anche la Germania e la Polonia attraverso l’Ucraina. I prezzi dell’energia sono aumentati vertiginosamente nell’ultimo anno in Europa e la crisi ucraina peggiorerà la situazione, ha affermato Tian. “Per molti paesi, è difficile trovare soluzioni energetiche alternative a breve termine”, ha affermato. Tian ha affermato che una caratteristica dell’economia dell’UE è che, per la maggior parte, le sue materie prime vengono fornite dall’esterno del blocco e si concentrano le imprese locali ad alta intensità di capitale e tecnologia. Inoltre, i suoi mercati non hanno slancio di crescita e molti dei prodotti della regione devono essere venduti al di fuori dell’Europa. “Ecco perché l’incertezza nell’economia mondiale avrà un impatto maggiore sull’economia dell’UE”, ha affermato Tian. “L’impennata dei prezzi dell’energia e delle materie prime e la carenza di forniture, così come le catene di approvvigionamento globali che non si sono completamente riprese dalla pandemia di COVID-19, sono tutti fattori negativi per la ripresa dell’economia europea”. Fiducia aziendale: Tian ha affermato che gli investitori e il capitale in genere evitano l’esposizione ai conflitti e l’incertezza danneggerà la fiducia e i consumi delle imprese. Ciò avrebbe un grande impatto sull’economia europea, ha aggiunto lo studioso. Chen Fengying, ricercatore senior sull’economia mondiale presso il China Institutes of Contemporary International Relations, ha affermato che, considerando la dipendenza dell’UE dall’energia russa, ci sono indicazioni che i paesi occidentali potrebbero non toccare il settore energetico nelle loro azioni contro Mosca. Ma il conflitto Russia-Ucraina alimenterà ulteriormente l’inflazione in Europa. A parte le bollette energetiche, i prezzi del cibo sembrano destinati a salire, ha aggiunto Chen. Secondo la società di consulenza londinese Capital Economics, Russia e Ucraina rappresentano insieme dal 25 al 30% delle esportazioni globali di grano e circa l’80% delle spedizioni globali di semi di girasole. Chen ha affermato che molti paesi stanno già pagando prezzi più alti a causa del conflitto. All’interno dell’UE, è probabile che la Germania ne risenta di più. La sua economia sta crescendo più lentamente rispetto a molti altri paesi dell’UE. La Germania si attiene a un piano per abbandonare l’energia nucleare entro quest’anno e ha fatto affidamento sull’energia russa. Ma il 22 febbraio il Paese ha annunciato che avrebbe sospeso la certificazione del gasdotto Nord Stream 2, che vale circa 11 miliardi di dollari. Chen ha affermato che se il conflitto in Ucraina si allenterà presto, ci sono motivi di ottimismo sul fatto che i suoi effetti economici diminuiranno gradualmente.

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LA DE-DOLLARIZZAZIONE E’ INIZIATA

Pubblico, qui di seguito, il link dell’editoriale dell’economista Guido Salerno Aletta, che ringrazio, pubblicato ieri pomeriggio su Teleborsa. Faccio alcune considerazioni: molti, a sinistra, in questi decenni, vedevano con fastidio i fatti cinesi. Alcuni di noi, isolati, facevamo capire che un quarto polo fosse necessario, dopo il 1989, per l’economia mondiale e anche per la pace nel mondo. In questi giorni ci sono notizie di boicottaggi alla Russia in tutti i campi, dall’ambito finanziario all’ambito industriale, dall’ambito culturale all’ambito logistico. E’ di ieri la notizia che le multinazionali di container Maersk e Mcs boicotteranno la Russia. Ecco, avere un colosso pubblico nello stesso settore, cinese, la Cosco, permetterà alla Russia di continuare i suoi affari .Così come nell’ambito della messaggistica finanziaria, si passa da Swift alla cinese Cips. Proprio ieri la corrispondente de Il sole 24 Ore dava notizia che la merchant bank pubblica cinese Citic ha intenzione di allargare il suo campo d’azione con Cips a livello internazionale, anche con lo yuan digitale. Guido Salerno Aletta ieri pomeriggio ha passato brillantemente le opzioni in corso tra Russia e Cina. Per questo invito tutti voi a leggerlo e, possibilmente, a lasciare commenti. Grazie e buona lettura.

Oltre il Dollaro: Next Monetary War | Teleborsa.it

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UN ALLIEVO DI FEDERICO CAFFE’: ” MI DITE SU CHE BASI ESSERE OTTIMISTI SULL’ITALIA?

Ho avuto il piacere di avere una proficua discussione telefonica con un consulente di alta direzione, 30 anni di management presso gruppi famosi italiani, laureato alla Sapienza con Federico Caffè. Gli chiedo, alla luce degli eventi bellici, che effetti avrà sul sistema industriale. Leggetelo: ” faccio una premessa, vale a dire la questione del debito. L’Italia pre-pandemia aveva già un debito pubblico alto, poi con il covid lo Stato è dovuto intervenire per sostenere imprese, commercianti e disoccupati, spesa corrente, quel che si dice “debito cattivo” che non porta ad investimenti con moltiplicatori superiori a uno. Si  è dovuto fare ma il debito deve essere ripagato. Mi dice lei come si farà? Spostando la tassazione dai redditi ai patrimoni, aumentando le rendite catastali, visto che il risparmio degli italiani è un multiplo del debito pubblico. Nei media le notizie economiche importanti vengono dette in quattro righe, buone per gli addetti ai lavori, mentre i giornali sono pieni di notizie economiche irrisorie per la loro importanza. E’ intervenuta la politica monetaria, ma Caffè diceva che è come un’aspirina, fa abbassare la febbre ma non la fa passare. Un dato sottaciuto dai media è il rapporto derivati/pil mondiale, che è pari a 33/1. Mi dice lei cosa potrebbe succedere? I tassi di interesse sono negativi, la Bce, per le tensioni inflazionistiche, aumenterà forse i tassi di interesse, dopo la Fed. Se succedesse l’intero sistema economico collasserebbe per  i debiti contratti e perché tutta questa liquidità è finita alla speculazione che ha trovato un asset allocation con rendimenti più alti. Mi dice lei in cosa essere ottimisti? La grande impresa italiana è andata via, rimangono le PMI, magari eccellenti, ma che non riescono a muoversi in questa complessità economica, sono ex artigiani brillanti che non sanno districarsi nella finanza e con esposizioni bancarie a breve termine. Ora c’è il conflitto ucraino, dopo la pandemia c’è lo shock energetico, assieme agli aumenti dei tassi è un mix micidiale che farà saltare il sistema industriale”.

Gli domando: eppure dottore nel 2021 c’è stato il record delle esportazioni, cosa vuol dire? Mi risponde: “le faccio una domanda io. Quanto è caduto il pil nel 2020? Del 9% giusto? Lo sa quanto abbiamo recuperato?” Gli ribatto, 6.5%. Lui fa: ” di questo la gran parte deriva dal Superbonus, spesa pubblica, al netto di questa voce abbiamo recuperato appena l’1,5% netto”.

Gli chiedo se si riapre il fronte sud della Via della Seta, lui ribatte” cosa esportiamo, nei prossimi tre anni quante PMI rimarranno visto che ci sarà una carneficina economica? Sa cosa diceva Caffè? L’economista ragiona a lungo termine, il politico a breve, non prende mai decisioni impopolari e se nessuno le prende mi dice lei come facciamo?”.

Alla fine cita Galbraith, il Grande Crollo, affermando che l’economista americano scriveva del crollo del 1929, noi abbiamo avuto quello del 2008, la bolla esplosa, poi alimentata ancora e pronta a scoppiare nuovamente. Mi dice: “lo sa che la Bce ha avuto perdite sul Qe? Si rende conto, una banca centrale con tassi negativi, fuori da ogni logica, che ha perdite. A questo punto siamo”.

Lo ringrazia e ci siamo promessi che ci risentiremo.

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GUERRA: C’E’ DEL METODO NELLA FOLLIA DELLE CANCELLERIE OCCIDENTALI

Ieri domenica, vedevo un pò di siti, media italiani, ma li scartavo, tutti che invitavano alla guerra. Poi sono andato su facebook. E ho visto due post. Uno, di Gudo Salerno Aletta, allarmato dalla follia delle cancellerie occidentali, l’altro, dell’analista Pierluigi Fagan, che mi ha fatto riflettere molto. Guarda caso alle 5:30 di stamane mi arriva un messaggio vocale di un direttore di una multinazionale asiatica, business advisor, Spatto, che, sulla base di un articolo di visualcapitalist.com, dice le stesse cose. Ho trascritto di tutta fretta, prima di iniziare a lavorare, il file audio, potrebbero esserci degli errori per la qual cosa mi scuso. Lo lascio parlare: “ciao, ti mando un messaggio, cerco di fare un intervento un po’ analitico; leggo su molti giornali stranieri e italiani soprattutto  voci che danno per scontato un passaggio e cioè l’unione della Russia alla Cina ma non danno per scontato l’altro passaggio, l’unione dell’Europa agli Stati Uniti. Allora è su quest’altro passaggio che io vorrei soffermarmi, magari se tu non la pensi come me può intervenire, possiamo fare un dibattito. Il problema è molto semplice, non credo che l’escalation verbale e di baggianate che dicono le cancellerie europee sia dettato dalla follia e basta, ovviamente gioca anche l’impreparazione, ovviamente gioca anche il basso profilo culturale di questi personaggi, penso Di Maio, penso anche il ministro degli esteri inglese che sbaglia le mappe non conosce neanche la geografia, ma ovviamente tutte queste componenti agiscono come agivano durante la gestione pandemica, dove tutti si erano trasformati in improvvisati virologi da bar sport .Oggi ci sono ministri degli esteri che hnnoa una cultura da bar sport e in questo senso bisogna rimpiangere i grandi della Prima Repubblica italiani e i grandi che hanno fatto l’Europa nel dopoguerra dai Curchill a De Gaulle fino arrivare alla Merkel, giganti al confronto di questi nanetti. Quindi si può che ci sia la follia,  puoi esserci l’impreparazione ma non credo.

Questa escalation di parole, mandiamo le armi centomila Hardy dice il cancelliere tedesco,, su la spesa militare tedesca, mandiamo 500 milioni di armi letali 450 armi letali, 50 milioni di euro di carburanti all’Ucraina, quindi praticamente in entrata in guerra; che differenza ci sarà mai tra un Ucraina nella Nato e Ucraina armata dalla Nato, non credo che vi sia molta differenza, quindi mi sto interrogando sul questa escalation fino arrivare al blocco della banca centrale russa, al blocco dei pagamenti internazionali fino a qualcuno che delira su blocco delle carte di credito dei circuiti visa master card a tutti i cittadini russi per mettere pressione su Putin. Allora se invece guardiamo da un punto di vista razionale potrebbe essere che dietro questa escalation verbale ci sia in atto un piano e qual è il piano? Il piano è staccare l’Europa dalla Russia indubbiamente, costruire il Ttp, praticamente il risultato è che gli europei in questo trattato economico si vanno a collegare con l’altro che fu lavorato da Obama e poi portato avanti dai giapponesi per l’Asia, praticamente la costruzione di un’area economica che ha quasi miliardo e 300 milioni di abitanti ma che rappresenta il 60% del gdp mondiale. Ora le ultime statistiche danno intorno a 94 trilione la somma tra  gli Stati Uniti e l’Europa, poi bisogna aggiungerci appunto l’Australia, la Nuova Zelanda, il Canada, l’Inghilterra e così via fino arrivare quasi 60%, quindi l’idea io penso che sia quella di costruire nel mondo una cortina di ferro economica divisa in 2 :da un lato il capitalismo occidentale, dall’altro lato qualunque altra roba sotto il concetto ombrello di dispotismo autoritarismo dittatoriale ecc. Certo, ora a questo passaggio corrisponderebbe un rientro dell’industria delocalizzata in paesi esteri in Europa e questo avrebbe come passaggio obbligato la spinta sul mercato interno . E’ chiaro che un’area che presenta 60% del gdp ha un potere di pressione enorme nei confronti non so di un paese del nordafrica non schierato, di un paese del mediterraneo tipo l’Egitto,  pensiamo un paese tipo l’Indonesia, Singapore, la Tailandia, pensiamo a un paese tipo il Pakistan . Paese tipo l’india avrebbe il potere di ricatto fortissimo se venisse detto o tu stai con noi o tu stai contro di noi ed esci da circuito finanziario, esci dalle possibilità di pagamenti, esci da tutto Cioè potrebbe che su questo che mi sto ponendo ci sia una logica in questo che a noi pare una follia delle cancellerie”

Sul mercato interno come la mettiamo? Lui risponde: “Ogni mercato interno a una propensione al consumo, dettato dalla mediana demografica,  Il Ttip ha una media alta, ma non altissima, rispetto alle aree “dittatoriali”, ma con l’entrata nell’area di paesi come Turchia o Egitto la mediana si abbasserebbe. In più farebbero rientrare le produzioni.”

In Europa dovrebbero abbassare il rapporto export/pil, mentre la Cina ha un rapporto export pil al 17%, il più basso al mondo. Come faranno?

“Devi ragionare come macroarea, Ttip non come Europa. Se il piano americano andasse in porto la Cina non avrebbe più la forza di essere il polo della crescita mondiale ma soltanto della sua area di riferimento geopolitica.
E così il piano americano avrebbe ottenuto quello che si voleva. Fermare la perdita di centralità in questo secolo. Fermare o rallentare la propria decadenza. La Cina collassa perché la sua borghesia creata da Deng è legata ai circuiti finanziari mondiali e alla logistica mondiale. Senza di essa la borghesia cinese collasserebbe e porrebbe problemi di tenuta alla dirigenza cinese. Ci dobbiamo aspettare 20–30 anni di arretramento della Cina, questo penso. Ma siamo sicuri che la Cina starà al gioco americano .Cosa potrebbe fare di alternativo nel mercato mondiale? Questi sono i temi attuali per un pensiero strategico alternativo al metodo americano”.

 

Il dibattito è aperto, chiunque volgia intervenire è ben accetto.

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GLI USA, DOPO IL FRONTE SUD, BLOCCANO IL FRONTE EST DELLA VIA DELLA SETA

Non mi addentro nelle tematiche della guerra, voglio fare un’altra considerazione. Nei siti cinesi durante l’ultimo anno e mezzo si dava conto dell’esplosione dei transiti ferroviari, anche a seguito del boom dei prezzi dei noli marittimi, tra la Cina e l’Europa. Il mercato era arrivato a valere il 14% dell’intero interscambio Cina Europa. Il transito passava per la Russia, la Bielorussia e l’Ucraina, per poi arrivare a Duisburg, Germania, dove c’è uno snodo merci fondamentale per l’intera Europa. La stessa Italia era arrivata a programmare transiti ferroviari con la Cina, attraverso lo snodo di Melzo, in Lombardia. Il transito ferroviario suggellava l’asse Germania ,Russia Cina, un asse commerciale ma che aveva ricadute politiche visto che era criticato dagli Stati Uniti. Non solo gli Usa, inglobando l’Ue nella guerra con la Russia, hanno bloccato North Stream, non solo ci saranno sanzioni che colpiranno la Russia e come un boomerang l’Ue, ma lo stesso interscambio ferroviario con la Cina si bloccherà con conseguenze gravi per gli esportatori europei. Certo, c’è il mare, ma il costo dei noli marittimi è esplosivo da due anni e molti piccoli operatori non se li possono permettere. Viene dunque bloccato il fronte Est. Gli Usa avevano già bloccato il Fronte Sud (Italia) con i repentini cambi di politica governativa ed estera nel nostro Paese, che nel giro di tre anni passava dall’accordo sulla Via della Seta e ostracismi diplomatici fomentati dagli americani. Ai cinesi rimane il Pireo, ma non ha linee autostradali e ferroviarie. La Cina dunque perde una parte dei commerci con l’Ue. Gli Usa a questo punto si rivolgeranno al Mar cinese meridionale per bloccare i traffici marittimi cinesi e fomenteranno rivolte in Egitto per bloccare il canale di Suez. Alla Cina rimane l’Asia e l’asse Cina, Russia, Pakistan e Iran, un blocco unico capace di compensare le perdite europee. Di fondamentale importanza il “Corridoio Pakistano” che la Cina ha ultimato e che arriva al porto di Gwdar. Se questo blocco regge e si sviluppa, assieme al Rcep, la storia dei commerci internazionali potrebbe dopo secoli cambiare, con perdita di centralità europea. Tre di questi paesi sono potenze atomiche, la Cina da anni contribuisce alla loro industrializzazione in cambio di sbocchi al mare e/o materie prime. Non ho idea di come finirà in Ucraina, il fronte est commerciale è perduto. Si tratta di vedere quali altri verranno aperti. Di certo, l’Europa ci perderà. Aver rinunciato ad una propria autonomia strategica e aver seguito gli americani, che altro non volevano che la rottura dell’asse Germania Russia Cina sarà nei prossimi decenni fatale.

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CRISI IN UCRAINA, ATTACCO AMERICANO ALL’EURO

Metto il link  apparso oggi pomeriggio su Teleborsa sulla crisi Ucraina dell’economista Guido Salerno Aletta. Come sostenevo due giorni fa, e come chiaramente espresso da Salerno Aletta in questo pezzo, gli Usa vogliono la dollarizzazione dell’Europa. Già con Saddam Hussein ci fu la guerra iraqena perché voleva commerciale il petrolio in euro. Prima ancora la guerra jugoslava agli inizi del percorso dell’euro. Ora Cina e Russia che vogliono commerciare in rublo, yuan ed euro. Si metta pure North Stream, che avrebbe sigillato un’alleanza di ferro Germania Russia in euro, esiziale per il dollaro e il quadro è completo. Forse se la smettessimo di andare dietro notizie dei media ufficiali potremmo avere un quadro della situazione chiara. Occorre dire che gli Usa sono fortemente indeboliti, hanno una posizione finanziaria netta estera negativa per la sbalorditiva cifra di 11 mila miliardi. Da qui la crisi ucraina, che è un attacco all’Europa e all’euro. Se non vengono fermati l’Ue si ritroverà fortemente immiserita, dollarizzata e colonizzata dagli Usa, una strategia americana fatta anche per impedire la saldatura tra l’Ue e l’immenso continente asiatico, dopo quello russo. La potenza talassocratica americana utilizza tutte le armi, financo finanziarie, per attrarre capitale, al fine di impedire queste saldature. Guido Salerno Aletta offre una disamina degli ultimi 50 anni. Buona lettura.

La crisi è in Ucraina, lo scontro è sull’Euro | Teleborsa.it