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IL CHIAGN E FOTT DI CONFINDUSTRIA

Bisogna guardare i numeri, le cifre, le statistiche prima di farsi un’opinione. La settimana scorsa era uscito il dato della produzione industriale italiana ad agosto: aveva battuto tutte le stime, aumento mese su mese, contrariamente a quanto si pronosticava, del 2.3%, aumento anno su anno del 2.9%. Nessun giornale ha dato la notizia. E vabbè, cerchi altri dati. E’ agosto, l’autunno non è ancora arrivato e si annunciano tempeste (per chi? per i soliti noti). La settimana dopo, oggi, esce il dato dell’export di agosto. Vediamolo: “Ad agosto 2022 si stima una crescita congiunturale per le importazioni (+4,2%) e una flessione per le esportazioni (-3,6%).Ad agosto, il calo congiunturale dell’export è condizionato da operazioni occasionali di elevato impatto (cantieristica navale) verso i mercati extra Ue registrate il mese precedente, al netto delle quali il calo si riduce a -1,3%. Nella media degli ultimi tre mesi, la dinamica congiunturale resta positiva. Nel trimestre giugno-agosto 2022, rispetto al precedente, l’export cresce del 3,4%, l’import del 9,5%. Ad agosto 2022, l’export cresce su base annua del 24,8% in termini monetari e dell’1,3% in volume. L’aumento dell’export in valore riflette ampi aumenti nelle vendite sia verso l’area Ue (+27,6%) sia verso i mercati extra Ue (+22,1%). Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano: articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+72,9%), prodotti petroliferi raffinati (+88,0%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+22,7%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+13,6%) e sostanze e prodotti chimici (+29,1%) (Istat). Ora, i prezzi alla produzione sono cresciuti molto, ma ciononostante la crescita in volumi è addirittura +1,3%. Segno della capacità imprenditoriale di spuntare prezzi maggiori dovuti alla qualità delle produzioni, stiamo pur sempre parlando di made in Italy e di alta artigianalità di molti prodotti, prodotti non di serie come succede in altri paesi, ma unici e flessibili. Qualità dovuta alle capacità delle maestranze, a cui da decenni non viene riconosciuta una retribuzione che premi il loro attaccamento alle imprese, per dirla come il mainstream. Sta di fatto che gli industriali incassano, e incassano pure tanto, perderanno sul mercato interno, con 10.6 milioni di poveri il mercato è ristretto, ma si appoggiano al mercato estero, dove riescono a spuntare prezzi alti e a vendere, nonostante tutto. Non è sfuggita da mesi questa situazione a Carlo Messina, Amministratore Delegato di Intesasanpaolo il quale afferma che ci sono tantissime aziende di eccellenza che vanno bene. Soprattutto, rispetto ai loro lamenti circa il caro energia, la settimana scorsa affermava: chi ha, non chieda soldi allo Stato. Invece loro vogliono 50 miliardi, un ulteriore debito statale per sostenerli visto che di cacciare soldi per l’azienda di tasca propria non ci pensano. Convento povero, frati ricchi, tanto ci pensa lo Stato, il loro Stato, da più di 40 anni, a pagare. Nel mentre la povertà aumenta, la povertà salariale è vergognosa al punto che siamo diventati gli asiatici in Ue. si tagliano sanità, assistenza sociale, non si assume nel pubblico, non si rinnovano i contratti, mentre loro ad agosto, ripeto agosto, hanno una crescita in valore delle esportazioni del 24% e in volume dell’1.3%. Davvero troppo. Sono stufo dei loro piagnistei, ma ancor di più non riesco a capacitarmi di come mai, dopo 50 anni, le loro maestranze non gli presentino il conto, il conto di classe. Strano paese l’Italia, strano paese i suoi lavoratori.

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PROTESTE IN EUROPA: UNA PILLOLA AMARA DA INGOIARE PER L’UE

Pubblico questo editoriale apparso oggi su Global Times, quotidiano di analisi cinese. Ieri ho visto un video di una manifestazione con migliaia di cittadini tedeschi di Magdeburgo: lo slogan era “North Stream, North Stream!” . In Italia ci si lamenta ma non ci si organizza, nel Centro nord Europa invece ci sono decine e decine di manifestazioni. Questo articolo ne dà conto.

(Tempi globali) 09:24, 07 settembre 2022 Dopo che più di 70.000 manifestanti hanno riempito piazza Venceslao nella Repubblica Ceca per esprimere la loro rabbia per l’impennata dei prezzi dell’energia, sempre più persone che vivono in Europa stanno scendendo in piazza per protestare contro i loro governi per aver messo l’Ucraina davanti ai mezzi di sussistenza dei propri residenti. Alcuni residenti raggiunti dal Global Times hanno espresso le loro preoccupazioni per una crisi energetica più grave nel prossimo inverno e si sono lamentati del fatto che sono loro a pagare il prezzo delle strategie politiche dei loro governi, che sono state rapite da valori e ideologia. Alcuni hanno affermato che le proteste nella Repubblica Ceca e le proteste sparse in Germania e Francia potrebbero essere solo l’inizio. Altri hanno iniziato a uscire dalla loro istintiva simpatia per l’Ucraina e gradualmente si sono resi conto che loro stessi stavano ingoiando amare pillole per la strategia di “correttezza politica” dei loro governi per seguire gli Stati Uniti per sanzionare la Russia. “Io e i miei amici stiamo organizzando proteste… Siamo stufi del fatto che il governo dia i nostri soldi ai capitalisti… che gestiscono il settore energetico… siamo anche stufi che il nostro paese darà 100 miliardi di euro e il 2 per cento del PIL alle forze armate per future guerre contro la Russia o la Cina”, ha detto al Global Times Tim P., uno studente tedesco del Nord Reno-Westfalia. Da domenica, molte persone in diverse città, tra cui Dusseldorf, Berlino e Colonia in Germania, sono scese in piazza per protestare contro i prezzi dell’energia e il rifiuto di Berlino di lanciare il gasdotto Nord Stream, chiedendo il divieto delle esportazioni di armi in Ucraina. Tim ha affermato che l’aumento delle bollette del gas è stato davvero grave in Germania mentre il governo non ha presentato un piano utile. Il piano di “sgravio” del governo tedesco dà un pagamento una tantum – 200 euro (198 dollari) per gli studenti e 300 euro per i lavoratori in Germania – ma la sua bolletta energetica supera i 200 euro, il che significa che i soldi offerti dal governo non aiuteranno affatto. “Aumentando i prezzi dell’energia, i soldi tornano finalmente alle tasche dei capitalisti nel settore energetico”, ha detto Tim P.. A luglio 2022, il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso in Germania ha superato i 315 euro per megawattora, quasi quattro volte il prezzo registrato un anno prima, secondo il sito web statista.com, un database statistico leader a livello mondiale. Non solo la Germania, ma anche le persone che vivono in molte altre città europee raggiunte dal Global Times si sono lamentate anche dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei problemi di inflazione. Ad esempio, nel Regno Unito, i prezzi del gas naturale sono aumentati di quasi il 96% nell’anno fino a luglio, mentre i prezzi dell’elettricità sono aumentati del 54%. Jimmy Zhao di Parigi ha dichiarato al Global Times che l’aumento del prezzo del gas ha gravemente colpito la vita di molte persone. “Chi ha fatto affidamento sul salario minimo di 1.600 euro per un mese non può permettersi di crescere i propri figli, anche con i sussidi del governo… le bollette del gas alle stelle, i prezzi per le necessità quotidiane… tutti hanno reso la loro vita più difficile”. Liu Man, uno studente cinese che studia a Parigi, ha fornito i dettagli degli aumenti di prezzo. “La bolletta della luce è aumentata di oltre il 40 per cento e l’olio da cucina, che era stato venduto a tre euro, ora costa più di quattro euro… anche se il governo locale ha offerto sussidi alle famiglie a basso reddito, è tutt’altro che sufficiente”. L’attuale crisi energetica e l’aumento delle bollette del gas potrebbero essere solo l’inizio poiché è difficile per molti paesi europei rimediare alla carenza di gas, date le continue sanzioni alla Russia per il conflitto con l’Ucraina, e molti politici e analisti europei hanno avvertito di un cattivo inverno non solo per i residenti in Europa, ma anche per le economie. Fu Jialiang, uno studente cinese che ora studia ad Aquisgrana in Germania, ha affermato che l’università ha inviato e-mail agli studenti sul risparmio energetico, inclusa la sospensione dei sistemi di riscaldamento negli edifici o nelle stanze che hanno meno persone e la sospensione dei sistemi di riscaldamento per l’acqua corrente per lavarsi le mani. Fu ha anche osservato che molti residenti tedeschi si erano lamentati del fatto che il governo stava “mettendo l’Ucraina al primo posto, invece di prendersi cura dei propri residenti”, e alcuni hanno affermato che il governo tedesco si preoccupa solo di come aiutare l’Ucraina e non ha mai pensato che i tedeschi potrebbe congelare a morte questo inverno. Tim, dalla Germania, ha affermato di aver organizzato la protesta per chiedere alla Germania di lasciare la NATO e di smettere di prendere parte a “guerre imperialistiche contro altri paesi” perché “un esercito non costruito per proteggere le persone ma per lo sfruttamento delle risorse in Africa e in Medio Oriente è un spreco di denaro” e questo denaro avrebbe potuto essere utilizzato per “cose ​​più importanti come la scuola, l’istruzione, l’assistenza sanitaria e l’alimentazione di coloro che non possono nemmeno permettersi un pasto decente”.All’inizio del conflitto Russia-Ucraina, molti europei e statunitensi hanno appena dato un’istintiva risposta emotiva per sostenere l’Ucraina, che nelle narrazioni dei loro governi è quella vulnerabile e la vittima, ha affermato Cui Hongjian, direttore del Dipartimento di studi europei presso il China Institute of International Studies. Ma mentre il conflitto continua, le persone diventano più razionali e pratiche sulla questione mentre si impegnano sempre più profondamente nel conflitto e hanno iniziato a sentire le effettive conseguenze delle sanzioni europee e statunitensi contro la Russia, ha detto Cui al Global Times . Vzglyad, un quotidiano russo, ha sottolineato in un articolo pubblicato lunedì che si può trarre una conclusione dalle recenti proteste in Europa che le persone qui stanno iniziando a riprendersi dalla russofobia, poiché molti chiedono ai loro governi di abbassare i prezzi e di smettere di sostenere l’Ucraina. I governi europeo e statunitense intraprendono azioni basate sui loro interessi politici piuttosto che sugli interessi delle persone. L’UE sta commettendo diversi errori perché sta imponendo sanzioni senza prima fare le analisi adeguate. L’UE e gli Stati Uniti hanno semplicemente “chiesto” che quei paesi si unissero nel sanzionare la Russia, senza essere chiaro su quali basi, e ora il loro popolo ne sta pagando il prezzo, hanno affermato gli osservatori.

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APPUNTI SULLA STAGIONE TURISTICA 2022

E’ domenica, vedo un po’ di notizie. Mi arriva un messaggio, E’ Stefano di San Nicola Arcella, provincia di Cosenza. Lo chiamo e incominciamo a parlare. Lui ha due locali, un ristorante rinomato e una paninoteca (con altri soci). Gli chiedo come è andata la stagione. Questo il suo racconto: “ottima, è stata una bellissima stagione, spesso siamo stati costretti a mandare via centinaia di clienti, si è lavorato benissimo a giugno con gli stranieri che sono venuti dopo due anni in massa, poi fino a metà luglio. Una pausa di 10 giorni e poi un boom che non si era mai visto ad agosto. La paninoteca invece ha fatto una media di 500 persone a sera, una roba incredibile. Abbiamo incassato, ciò non significa guadagnato. Ho parlato con i miei colleghi, il cuneo fiscale è troppo alto, siamo stati costretti ad assumere part time i ragazzi, fosse per noi li avremmo assunti full time così si pagano gli studi o vanno avanti per l’inverno con la disoccupazione. Ma i costi sono troppo alti. Non è solo il cuneo fiscale, quanto i tributi locali (Imu, Tari, Tarsu ecc.) con le aliquote ai massimi. I comuni sono senza soldi e dunque si rivalgono su di noi. C’è troppa pressione fiscale, il settore turismo è massacrato, quasi che lo si voglia, visto che è il vero tesoro italiano, venderlo alle multinazionali estere (vedi concessioni balneari). C’è stata la pandemia, il nostro settore è stato oggetto di normative assurde, greenpass, distanziamento, ecc. così ho deciso, in questi due anni, di tenere i locali chiusi nell’autunno inverno. Il mio ristorante ha un ampio giardino, così sono riuscito a lavorare. Dentro ci sono 65 posti ma se le regole rimarranno queste chiudo, vado in perdita, non conviene”. Mi chiede come è andata dalle mie parti, sono in Campania. Gli dico che l’altro giorno un artigiano che ha una lavanderia e che serve la costiera amalfitana ha dichiarato che essa sarà piena fino a fine ottobre. Quanto a Napoli, la settimana scorsa ho letto Il Mattino, si prevede un flusso continuo fino a fine dicembre. Lui mi dice che ha visto tanti americani ” certo, con il dollaro a sto livello”, fa lui. Mi sovviene la sua riflessione sui tributi locali. Nel mio libro Piano contro mercato è pubblicato un saggio sulla sanità. Parlo del federalismo fiscale deciso dal centrosinistra, in risposta alla Lega, a metà anni novanta, e rafforzato dal centrodestra ad inizi duemila. L’austerità degli ultimi 30 anni ha portato a tagli agli enti locali e alla sanità. Le regioni, per riparare, e gli stessi comuni, hanno portato al massimo le aliquote, specie al sud, dove le aziende non sono così diffuse e forti come al nord. Dunque il sud ha pagato due volte, uccidendo la microimprenditoria e quel che rimane non garantendo contratti full time ai lavoratori, o rifugiandosi in nero. Un massacro perpetrato negli ultimi 30 anni che grida vendetta. Ecco, Stefano mi ha fatto venire in mente il mio scritto del 2002. L’augurio è che gli italiani prendano coscienza dei meccanismi di prelievo fiscale, e che ci sia un’alleanza tattica tra lavoratori e piccole imprese. Mesi fa ho dato conto su questo blog che la Cina ha stanziato decine di miliardi di euro a favore della microimprenditoria, imitando il modello italiano di tanti anni fa. Stefano dice che il turismo è un tesoro da tutelare, per farlo occorre tutelare la piccola impresa del settore, che offre cordialità, buon cibo, affabilità e cortesia.

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LE PAROLE PERDUTE: LA DISTRUZIONE DELLA COMUNICAZIONE

Fabio Riganello, autore del pezzo, è un caro amico da 36 anni. Quando ero al liceo sua madre aveva un negozio di dischi. Venerdì, sabato e domenica lavoravo in un pub di Crotone, lunedì, con i soldi guadagnati, compravo dischi e testi di musica tradotti. La madre e lui mi consigliavano molta musica, dal blues al jazz, dal rock al soul. Ci siamo persi di vista quando andai all’Università. Lo ritrovai nel 1998 e mi diede una grossa mano, chiamandomi presso la cooperativa sociale Agorà Kroton dove lavorava. Così nel 1999. I nostri percorsi politici si sono differenziati, ma la stima e l’affetto rimangono uguali. Lui cercava dialogo con l’ambito politico locale, per risolvere problemi sociali, io mi indirizzavo, tramite la mia attività di pubblicista, verso l’ambito nazionale. Fabio si occupa di migranti, tossicodipendenti, senza fissa dimora e lavora con giovani disagiati. Chi meglio di lui può raccontarci la deriva comunicativa, che porta violenza, degli ultimi 30 anni? Buona lettura.

Le parole perdute

 

Sono ormai passati più di venti anni dalla prima edizione del Grande Fratello, trasmissione che veniva spacciata per una specie di esperimento sociale ma che in realtà può rappresentare la chiave di volta di un modello comunicativo televisivo che sarebbe ricaduto su quello quotidiano.

In realtà già con la “discesa in campo” di Berlusconi, era il 1994, si stava sempre di più caratterizzando un modello comunicativo che sempre di più tendeva a semplificare la discussione, semplificandola, evitando qualsiasi approccio complesso.

Questi momenti risultano fondamentali per cercare di capire come, oggi, la dimensione del dialogo e la capacità comunicativa si sia modificata ed abbia fortemente influenzato il comportamento.

Da una parte la tv generalista promuoveva un intrattenimento che sempre di più si sarebbe basato sull’istigazione al litigio e sull’esposizione voyeuristica della vita delle persone. Dall’altra si promuoveva una modello di discussione, riflessione, sempre meno approfondito, con l’uso di un vocabolario sempre più limitato che ti costringe a stare da una parte anziché dall’altra evitando di cogliere le sfumature di mezzo.

Programmi come X-Factor, Got Talent, The Apprentice, Hell’s Kitchen Masterchef e i tanti altri presenti all’interno dei circuiti televisivi, ci hanno abituato alla figura del giudice come persona autoritaria che insulta, umilia e mette alla gogna i concorrenti ma, contemporaneamente, abbiamo visto come quest’ultimi si prestino a tutto ciò per avere una visibilità, amplificata dal web, e una notorietà (?) che in qualche maniera possa rappresentare un riscatto sociale legato alla notorietà. Essere umiliati e umiliare questo era il modello che si apprestava a consolidarsi, nella televisione generalista, grazie alle dinamiche, create in maniera scientifica dagli autori televisivi, che mettono a disposizione, dei propri spettatori, uno spettacolo che rappresenta un gioco al massacro dove le persone vengono da una parte sottomesse e dall’altra aizzate l’una contro l’altra in dinamiche dove la sopraffazione, l’umiliazione e lo scherno sono il tema portante.

Impoverimento del linguaggio, semplificazione del ragionamento, sdoganamento di un linguaggio volgare e violento, promozione (e non se ne sentiva il bisogno) della figura autoritaria.

Tutto questo sta fortemente influenzando la nostra capacità comunicativa, rendendoci sempre più irascibili e conflittuali.

C’è una assoluta mancanza di predisposizione a voler accettare la diversità, la complessità che ci accompagna a una risoluzione violenta dei conflitti.

Non facciamo l’errore di pensare che siano i giovani i più colpiti da questo modello, in realtà è proprio sono gli adulti ad essere vittime di questo modello e, avendolo completamente subito, non sono capaci né di riconoscerlo e, di conseguenza, nemmeno di elaborare strategie che possano aiutare a superare questa incapacità comunicativa.

Per la mia esperienza i c.d. “giovani” sono capaci di promuovere, quando gliene si dà la possibilità, un modello comunicativo socio-affettivo, che permetta di conoscere l’altro nella sua interezza, e complessità, e senza l’ansia di dover apparire secondo i canoni imposti dalla società. La differenza tra noi e loro sta proprio nel fatto che noi, questo modello, lo abbiamo subito non conoscendolo e, in linea di massima, ne siamo rimasti vittime mentre loro lo hanno decodificato elaborandone nuovi e diversi modelli.

La domanda rimane sempre la stessa però: “Che fare”?

Il percorso, qualora lo si volesse fare, è lungo e faticoso. C’è la necessità di promuovere un linguaggio, una comunicazione, che non sia violenta, offensiva, volgare a tutti i livelli da quello istituzionale a quella familiare e amicale. Promuovere un pensiero che possa stimolare una logica multifattoriale e complessa che possa stimolare il dialogo, l’approfondimento ed il superamento del conflitto in maniera non violenta e la Scuola, come sempre, deve rappresentare la base di tutto questo.

La vera ri-evoluzione consisterà nel riappropriarci delle parole perdute.

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LO SCUDO DELLO YUAN RISPETTO AL DOLLARO? L’ENORME SURPLUS COMMERCIALE

Potete anche non essere d’accordo con quello che dicono gli analisti, ma vi invito a leggere, in fondo all’articolo di China Daily di oggi, i numeri spaventosi del surplus commerciale cinese, cresciuto nei primi 7 mesi addirittura del 61%. Buona lettura. E dunque l’attacco monetario americano nei confronti almeno dei cinesi sarebbe vano.

Stimolo, surplus commerciale visto come chiave per un RMB stabile Di SHI JING a Shanghai | Quotidiano cinese | Aggiornato: 31-08-2022 08:57 La valuta cinese può essere stabilizzata sfruttando il significativo surplus commerciale della Cina e le politiche economiche stimolanti, hanno affermato gli esperti. Mentre il tasso di cambio del renminbi rispetto al dollaro USA ha continuato a dirigersi verso sud tra le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, la valuta cinese può essere stabilizzata sfruttando il significativo surplus commerciale della Cina e le politiche economiche stimolanti, hanno affermato gli esperti. Il tasso di cambio spot RMB onshore rispetto al biglietto verde è sceso di 500 punti base per chiudere a 6,92 lunedì, mentre il tasso offshore ha riportato un calo giornaliero di 300 punti base superando 6,93. Anche il prezzo mediano quotato lunedì dal China Foreign Exchange Trade System è stato abbassato di 212 punti base a 6,8698, il più basso degli ultimi due anni. Questo è stato solo circa una settimana dopo che USD/CNY ha toccato il minimo di 23 mesi scendendo sotto 6,8 il 22 agosto. Con il calo di lunedì, quest’anno il renminbi è sceso del 7,75% rispetto al biglietto verde. Ciò è dovuto principalmente a un dollaro USA più forte, hanno affermato gli esperti. L’indice del dollaro USA ha toccato 109,4 intraday lunedì, stabilendo un record di due decenni. Il dollaro USA ha guadagnato più del 13,8 per cento finora quest’anno. Il messaggio da falco che Jerome Powell, presidente della Fed, ha consegnato alla riunione di Jackson Hole venerdì ha fatto aumentare il dollaro, ha affermato Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote Bank. Pur affermando che la Fed utilizzerà gli strumenti “con forza” per domare l’inflazione, Powell ha anche indicato che dovrebbero essere previsti ulteriori aumenti dei tassi di interesse anche se potrebbero causare un po’ di “dolore” all’economia statunitense. I rialzisti del dollaro ora osservano il livello di 110 sulla scia di una solida divergenza tra la Fed decisamente aggressiva ma sempre più preoccupata per le altre banche centrali, ha affermato Ozkardeskaya. Lunedì le principali valute sono andate debolmente rispetto al dollaro USA. Lo yen giapponese è scivolato a 138 lunedì, avvicinandosi al minimo dal 15 luglio. L’euro è rimasto al di sotto della parità rispetto al dollaro USA per chiudere a 0,9995 lunedì. Cheng Qiang, capo analista macroeconomico di CITIC Securities, ha affermato che le pressioni esterne guidate dall’aumento del dollaro USA eserciteranno la più forte pressione al deprezzamento del renminbi nel breve periodo. Ma l’USD/CNY probabilmente rimarrà intorno a 6,7-6,9 entro la fine di quest’anno. Wang Youxin, analista senior della Bank of China, ha affermato che l’inflazione dovrebbe contrarsi negli Stati Uniti nel quarto trimestre e qualsiasi nuovo aumento dei tassi di interesse da parte della Fed sarebbe moderato, non ripido. Lo stress sulle valute non in dollari USA sarà quindi alleviato per allora. Le politiche fiscali e monetarie favorevoli che la Cina ha introdotto all’inizio di quest’anno faranno una differenza maggiore nei prossimi mesi, il che aiuterà a stabilizzare il tasso di cambio del RMB, ha affermato. Pur ammettendo che un differenziale di tasso di interesse Cina-USA invertito possa esercitare una certa pressione al ribasso sulla valuta cinese, Guan Tao, capo economista di BOC International, ha affermato che il tasso di cambio RMB rimarrà stabile dato il significativo surplus commerciale della Cina, le abbondanti riserve valutarie e la prudenza politiche macroeconomiche. I dati pubblicati dall’Amministrazione generale delle dogane il 7 agosto hanno mostrato che l’avanzo commerciale della Cina ha raggiunto il record di 101,3 miliardi di dollari a luglio, con la cifra dei primi sette mesi dell’anno in aumento del 61,6% su base annua per raggiungere i 482,3 miliardi di dollari. Data la grande quantità di fondi in valuta estera accumulati dalle imprese e dai conti delle famiglie, nonché l’eccedenza commerciale stratosferica, il tasso di cambio RMB subirà solo un moderato aggiustamento a breve termine, ha affermato Zhao Wei, capo economista di Sinolink Securities. La pressione complessiva al deprezzamento dell’RMB è controllabile, ha affermato.

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VISTA DALLA CINA: DISORDINI IN ARRIVO IN EUROPA

I problemi economici dell’Europa porteranno grandi cambiamenti di Tian Dewen | China Daily Global | Aggiornato: 30-08-2022 09:09

 

Secondo il rapporto mensile pubblicato dalla Deutsche Bundesbank, la banca centrale tedesca, il 22 agosto, l’economia tedesca potrebbe scivolare in recessione questo inverno, poiché il suo tasso di inflazione dovrebbe superare il 10% in autunno. Ciò avviene dopo che la Germania a maggio ha registrato il suo primo deficit del commercio estero in più di tre decenni, indicando sfide strutturali e prospettive cupe per la sua economia. La Germania è il motore dello sviluppo economico europeo e il suo indebolimento della crescita è destinato a trascinare al ribasso l’intera economia europea. Dopo aver vissuto l’estate più calda e secca degli ultimi decenni, l’Europa sta ora passando all’autunno e poi all’inverno. I forti aumenti dei prezzi dell’energia dovuti all’influenza del conflitto Russia-Ucraina potrebbero rendere questo inverno particolarmente difficile per l’Europa, ma i problemi economici potrebbero essere più difficili e durare più a lungo. La causa prossima dei problemi economici dell’Europa è la “trasformazione energetica”. Poiché i paesi europei stanno tagliando i loro sistemi di approvvigionamento energetico dalla Russia e si stanno rivolgendo agli Stati Uniti e al Medio Oriente per petrolio e gas a prezzi più elevati, lo sviluppo delle industrie europee sarà limitato per molto tempo da scarse forniture di energia e costi elevati. La Germania è il centro dell’industria europea e il suo deficit nel commercio estero mostra che la competitività internazionale dell’industria europea è in forte calo. La prospettiva della recessione economica europea porterà grandi cambiamenti nel continente. In primo luogo, per gli europei che sono stati abituati a mantenere la temperatura interna sopra i 25°C in inverno, è già una sfida mantenere la temperatura al di sotto dei 17°C raccomandati dal governo, e questo è particolarmente vero per le famiglie a basso reddito, che devono affrontare l’aumento i prezzi dell’elettricità e la pressione dell’inflazione. In secondo luogo, è probabile che un numero crescente di paesi in Europa sperimenterà disordini politici a causa dei cambiamenti psicosociali della popolazione. Il primo ministro britannico Johnson Boris si è dimesso, il primo ministro italiano Mario Draghi si è dimesso, il punteggio di supporto del cancelliere tedesco Olaf Scholz è sceso solo al 25% di recente e anche il punteggio di supporto del presidente francese Macron non è ottimista al momento. In Europa, il cambio dei leader di governo potrebbe non essere un grosso problema. Il problema è che coloro che subentrano potrebbero non essere in grado di invertire la tendenza della crescita economica fiacca e dell’aggravarsi delle tensioni sociali. Terzo, sotto le pressioni economiche e sociali, i paesi europei saranno inevitabilmente più deboli nella loro volontà di perseguire obiettivi ambiziosi come promuovere l’integrazione europea, affrontare il cambiamento climatico e guidare la governance globale. Il motivo fondamentale per cui l’Europa è oggi in declino è che non ha costruito un sistema di difesa europeo indipendente dopo la seconda guerra mondiale e la sua libertà di scelta politica è fortemente limitata. Nel 2002, il dialogo energetico tra Unione europea e Russia è stato istituito nella dichiarazione congiunta del vertice UE-Russia, stabilendo un quadro globale di cooperazione economica basato sulla cooperazione energetica. Nel 2013 l’UE e la Russia hanno raggiunto un consenso di principio sulla creazione di un “mercato integrato”. Tuttavia, questa forma di convivenza pacifica e di sviluppo comune delle relazioni UE-Russia Crimea è stata interrotta dai leader di Germania e Francia in quel momento ha attivamente facilitato la firma dell’accordo di pace di Minsk del 2015 tra Ucraina e Russia, che ha continuato la stabilità generale del regione europea per altri otto anni, fino allo scoppio di quest’anno del conflitto Russia-Ucraina. Guardando indietro a questo processo, potrebbe non essere difficile giudicare se gli Stati Uniti abbiano svolto un ruolo distruttivo o costruttivo in Europa. L’Europa, per uscire da questo declino, deve rafforzare la sua reale autonomia strategica e abbandonare la “mentalità da guerra fredda” caratterizzata dall’esclusività e dal confronto. Sarà difficile uscire dalla situazione senza cambiare idea.

L’autore è vicedirettore dell’Istituto di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia cinese delle scienze sociali.

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LA FED FRUSTRATA DALLA POLITICA MONETARIA CINESE: DIVERGENZE E PROSPETTIVE.

DA CHINA DAILY DI OGGI. COMMENTO.

Come dare un senso alla riduzione del tasso a sorpresa da parte della PBOC di Zhou Lanxu | Quotidiano cinese | Aggiornato: 22-08-2022 09:18 L
Se dovessi scegliere l’argomento macroeconomico più interessante di quest’anno, la mia prima scelta sarebbe la divergenza tra le politiche monetarie delle due maggiori economie mondiali. La Federal Reserve statunitense ha alzato i tassi di interesse di ben 225 punti base da marzo per frenare l’inflazione galoppante che si aggira intorno ai massimi da 40 anni. Al contrario, la People’s Bank of China, la banca centrale del paese, ha mantenuto una posizione accomodante, con l’ampia offerta di moneta del paese, o M2, in aumento del 12% su base annua rispetto alla fine di luglio. La divergenza è diventata più netta la scorsa settimana quando la PBOC ha tagliato un tasso di riferimento chiave per sostenere la ripresa economica. La PBOC ha condotto 400 miliardi di yuan (58,89 miliardi di dollari) in operazioni di prestito a medio termine il 15 agosto a un tasso di interesse del 2,75 percento, in calo rispetto al 2,85 percento del mese prima. Secondo un rapporto di Sealand Securities, il taglio dei tassi non solo ha sorpreso la maggior parte dei partecipanti al mercato, ma ha segnato il primo taglio in assoluto dei tassi ufficiali della PBOC durante i cicli di rialzo dei tassi della Fed. La teoria e la pratica hanno dimostrato che gli aumenti dei tassi della Fed possono restringere la liquidità globale e accumulare le pressioni del deflusso di capitali e del deprezzamento della valuta sui mercati emergenti, impedendo loro un allentamento monetario, che potrebbe intensificare tali pressioni. Quindi, come mai la PBOC ha scelto il taglio dei tassi apparentemente rischioso in un momento in cui la Fed è nel suo ciclo di rialzo dei tassi più aggressivo degli ultimi decenni? Innanzitutto, una crescita economica stabile funge da fondamentale supporto per la stabilità dei flussi di capitali transfrontalieri, dato che i rendimenti degli asset a medio e lungo termine dipendono ancora dalle prospettive di sviluppo economico. Questa logica trova prove nel mercato cinese delle azioni A. I dati compilati da China International Capital Corp, o CICC, hanno mostrato che il commercio in direzione nord dei programmi di connessione tra la terraferma e le borse di Hong Kong, ha visto afflussi netti di capitali per quasi 80 miliardi di yuan a giugno, la cifra più alta finora quest’anno. Gli analisti del CICC hanno attribuito l’aumento degli afflussi alla fiducia del mercato nella ripresa economica della Cina, rafforzata dalla riduzione del tasso di riferimento del prestito superiore a cinque anni a maggio, un benchmark guidato dal mercato su cui i finanziatori basano i loro tassi ipotecari. In secondo luogo, poiché la capacità di approvvigionamento costante della Cina si distingue in una catena industriale globale in frantumi e soddisfa la domanda globale di beni, il suo forte surplus commerciale ha sostenuto il tasso di cambio dello yuan e compensato la pressione dei deflussi di capitali. L’eccedenza commerciale cinese di merci è aumentata del 36% su base annua a 320,7 miliardi di dollari nel primo semestre, la lettura più alta mai registrata per lo stesso periodo, ha affermato l’Amministrazione statale dei cambi. In effetti, il tasso di cambio onshore dello yuan rispetto al dollaro si è indebolito a circa 6,79 martedì in seguito al taglio dei tassi, ma ha guadagnato una posizione più solida mercoledì intorno a 6,77, continuando a funzionare entro un intervallo ragionevole. Le possibili giustificazioni di cui sopra per il taglio dei tassi della PBOC non solo alimentano la curiosità, ma possono fornire indizi sulla definizione delle politiche della banca centrale nel resto dell’anno. La pressione imposta dall’inasprimento della Fed potrebbe non fermare le mosse di allentamento della PBOC fintanto che i dati economici interni indicano la necessità di un maggiore sostegno mentre i pagamenti internazionali del paese rimangono generalmente stabili. Ciò potrebbe essere particolarmente vero in quanto la Fed potrebbe rallentare i rialzi dei tassi con la pressione inflazionistica statunitense che ha mostrato segni di attenuazione a luglio. Come ha affermato la PBOC nel suo rapporto sulla politica monetaria del secondo trimestre, continuerà a considerare i fattori interni come dominanti nella definizione delle politiche, tenendo d’occhio gli effetti di ricaduta della situazione economica e gli aggiustamenti della politica monetaria nelle economie sviluppate.
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PERCHE’ LA CINA, NONOSTANTE TUTTO, AVRA’ UNA MARCIA IN PIU’

Siamo figli della generazione della deflazione salariale, delle privatizzazioni, dei tagli alla spesa pubblica, dello smantellamento del salario sociale globale di classe. Una storia iniziata negli Usa nel 1976, in risposta alla lotta di classe del movimento operaio statunitense, e in Italia con l’austerity fine anni settanta, ma che si esplicitava a partire dalla separazione Tesoro Banca d’Italia del 1981 e, soprattutto, dopo il Britannia di Draghi, dal 1992. Contemporaneamente, si avviava la politica delle banche centrali occidentali dell’asset inflation, il gonfiamento dei valori di bond e azioni buoni per la rendita finanziaria. Rendita finanziaria che prendeva il sopravvento sul capitale industriale, in crisi di valorizzazione del capitale a partire dalla fine degli anni sessanta. La risposta al movimento operaio statunitense provocava la delocalizzazione di enormi impianti industriali prima in Messico e poi in Cina e Asia. Ma la Cina, forte dell’alfabetizzazione di massa voluta da Mao a partire dal 1948, si avviava ad industrializzarsi per conto suo, sfruttando il trasferimento di tecnologia occidentale e, poi, con il salto tecnologico, creando colossi pubblici con respiro mondiale. La dipendenza dal commercio estero negli ultimi 14 anni, dopo la Legge sul Lavoro del 2008 e l’adesione al marxiano plusvalore relativo, organizzazione tecnologia e manageriale, salto tecnologico, alta qualificazione lavoratori, aumento del valore dei beni industriali, apporto di istruzione e scienza, spostava lo sbocco mercantile verso il mercato interno, reflazionato in termini salariale e di salario sociale di classe. Ora siamo al post pandemia e alle tensione mondiali (Ucraina e Taiwan). Con il zero covid, la Cina si chiude, provocando anche un aumento del tasso di disoccupazione, voluto dal governo in risposta all’arroganza occidentale (prezzo da pagare, evidentemente). I tassi sono stati abbassati, il differenziale inflazionistico, enorme, a favore della Cina, provoca da mesi il record del surplus commerciale, il ritiro dei capitali dall’Occidentale, unito ad un aumento del flusso in entrata di capitali, gonfia di liquidità la Cina, che, diversamente dal passato, non la riverserà sull’asset inflation occidentale, ma su Brics, Africa, Asia, e America Latina, costruendo connessioni infrastrutturali e reti commerciali che provocheranno, in diverse zone, il salto tecnologico, l’aumento della produttività dei fattori produttivi, il plusvalore relativo e spese sociali, sul modello cinese degli ultimi 15 anni. In Occidente l’asset inflation ora si rivolge verso le materie prime, impoverendo, per il tramite dell’inflazione, ceti medi e popolari e piccole imprese. La distruzione di mercato iniziata negli Usa nel 1976 sembra non avere fine. Un ultimo appunto: i cinesi assaporano il benessere, vogliono godersi la vita, la politica dello zero covid gliela sta impedendo, vogliono conoscere il mondo, viaggiare, istruirsi su altri paesi. Prima o poi questa contraddizione, se il governo non molla la presa, esploderà.

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CHINA DAILY: RECORD DI STATUNITENSI CON DOPPIO LAVORO PER CAROVITA

Di BELINDA ROBINSON a New York | China Daily Global | Aggiornato: 2022-08-19 09:20

Un numero record di americani sta facendo due lavori per stare al passo con le bollette e far fronte a prezzi più alti per gas, generi alimentari e alloggi mentre l’inflazione aumenta il costo complessivo della vita. Secondo il St. Riserva Federale Louis. l’inflazione ha toccato il massimo da 40 anni a giugno negli Stati Uniti, facendo salire i prezzi dei beni generali. Più americani che mai ora hanno due lavori, secondo il Bureau of Labor Statistics, che ha iniziato a tenere i registri nel 1994. A giugno, 426.000 americani hanno lavorato una settimana di 70 ore, secondo l’ufficio, un aumento rispetto a febbraio 2020, quando 308.000 hanno lavorato molte ore a settimana. Junior Phillips, 49 anni, che vive a Brooklyn, New York, ha un lavoro a tempo pieno nell’installazione di pavimenti in case e aziende. Tuttavia, ha anche iniziato a raccogliere lavori part-time per pulire tappeti e posare pavimenti per clienti privati ​​per far fronte all’aumento delle bollette e ai costi associati ai suoi tre figli. “Nel mio lavoro principale, lavoro circa 30 ore a settimana.” ha detto Phillips. “Il lavoro mi porta in giro per New York e talvolta in altri stati. Mi occupo di sollevare molto, stendere il tappeto e cose del genere. Il mio secondo lavoro è lungo la stessa linea di lavoro. “Uso i soldi extra che guadagno per i miei figli. Hanno bisogno di cose tutto il tempo. Tratto anche le mie sorelle per i loro bisogni. I trasporti qui sono economici, quindi non è un problema. Uso i soldi del mio secondo lavoro per comprare generi alimentari, ma cerco di non mangiare così tanto. Il fatto è che i soldi che guadagno dalla parte non sono davvero “soldi extra” perché vivere a New York è davvero molto costoso. Ho quasi abbastanza per farcela”. Il camionista Donn Boyce, 44 anni, del Queens, New York, lavora circa 60 ore alla settimana per due diverse compagnie. Boyce ha detto: “Uso tutti i soldi che guadagno per comprare generi alimentari e benzina per la mia auto, e li uso per i miei figli. Lavoro come camionista per la mia azienda principale. Vado dappertutto. Ho iniziato il secondo lavoro per un’altra azienda di autotrasporti circa un anno fa perché le cose erano difficili. Al secondo lavoro, lavoro dalle 15 alle 20 ore settimanali, dipende da dove mi mandano”. Nell’ultimo anno, secondo l’ufficio di presidenza, la retribuzione oraria media di molti dipendenti è aumentata del 5,1%. Ma l’inflazione record ha annullato tale aumento, con i salari che sono scesi del 3,6% se adeguati all’inflazione nell’ultimo anno. A giugno, i prezzi del gas hanno raggiunto per la prima volta in assoluto una media nazionale di $ 5 per gallone, causando ulteriori difficoltà. Nelle ultime tre settimane, il prezzo della benzina di qualità normale è crollato di 45 centesimi a $ 4,10 per gallone, secondo il Lundberg Survey. Alcuni lavoratori che accettano un secondo lavoro non lo dicono al datore di lavoro per paura di violare le regole dell’azienda. Claire Deason, un avvocato del lavoro di Minneapolis con Littler Mendelson PC, ha affermato che se un lavoratore viola un patto di non concorrenza lavorando per un’altra azienda, il datore di lavoro potrebbe citare in giudizio. John, 32 anni, del New Jersey, che ha nascosto il suo cognome, crede che potrebbe avere problemi con il suo attuale datore di lavoro se scoprisse che ha un secondo lavoro. “Il mio lavoro principale è come tester COVID-19. L’azienda va in diversi distretti con un sito di test mobile. In quel lavoro, lavoro 50 ore a settimana. Il mio secondo lavoro, faccio part-time. Sono un flebotomo. Prelevo sangue dai pazienti per un operatore sanitario. “Lavoro circa 16 ore in quel lavoro. Ho ottenuto il secondo lavoro molto di recente perché le cose sono più costose di questi tempi. Ho dovuto fare qualcosa in più per fare soldi. Ho un sacco di conti. È chiaro che i supermercati hanno alzato il prezzo di tutto. Faccio 66 ore di lavoro a settimana, non è difficile e non mi colpisce troppo, mi sento solo, molto stanco”. Per molti, il costo dei generi alimentari è salito alle stelle, con il prezzo di carne e pesce in aumento del 14,2% e le uova in aumento del 32,2% da maggio 2021 a maggio 2022. Francis Leo, 60 anni, originario di St Lucia, ma che ora è cittadino statunitense e vive a New York da più di 35 anni, ha affermato che il costo della vita è oggi più alto di quanto ricordi. Possiede un condominio e guadagna un reddito dai suoi inquilini, ma ha anche un secondo lavoro come camionista che trasporta cibo deperibile per una grande catena di supermercati perché sta risparmiando per la pensione. “Da quando sono venuto qui dai Caraibi, mi sono concentrato sugli investimenti”, ha detto. “Quindi, anche se i prezzi della benzina sono alti e il costo del cibo è alto, risparmio tutto il tempo, quindi non mi colpisce così tanto. Ho intenzione di andare in pensione a 64 anni, quindi sono molto attento a cosa Spendo. Più persone devono essere così”.

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PROCESSO BOLOGNA, PROPAGANDA E RIFORME NELL’ISTRUZIONE PUBBLICA

Finalmente il blog si occupa dell’istruzione, o meglio, della sua distruzione, grazie al contributo di una cara amica. Ho sorelle e amiche insegnanti, amici che lavorano nella scuola come Ata o come bidelli, ho sempre ritenuto che l’istruzione, assieme alla sanità, fosse il caposaldo del salario sociale di classe e il cui smantellamento, iniziato negli anni novanta, ha portato un degrado pazzesco nel Paese. Un crimine contro le nuove generazioni. Qui una testimonianza.

Mirella Cané

Mio figlio ha 16 anni e il prossimo a.s. frequenterà il terzo anno di Liceo scientifico…. se il Liceo a cui è iscritto riuscirà a formare le terze classi, secondo le indicazioni del ministro dell’istruzione Bianchi, e cioè con il criterio di dividere e accorpare le classi per ridurne il numero totale, così da ridurre anche il personale docente e ATA. Gli studenti per classe devono essere almeno 28/30….

Alla luce di questo momento così “alto” nella strategia che il Ministero dell’istruzione (MIUR) ha adottato pensando alla formazione culturale di milioni di studenti, ci dobbiamo porre delle domande e comprendere perché – e quando – è iniziato il lavoro di smantellamento dell’organizzazione scolastica italiana, e che ha portato a minare le basi per la formazione e la cultura di milioni di ragazzi italiani.

La condizione critica in cui versa oggi l’istruzione in Italia parte da lontano, almeno dalla fine degli anni 90 del secolo scorso.

Possiamo identificare l’origine di questo processo da un incontro avvenuto a Bologna nel 1999, incontro promosso dai ministri della pubblica istruzione d’Italia, Germania, Francia e Regno Unito e che è stato chiamato il Processo di Bologna.

L’obiettivo ufficiale e propagandato era di realizzare uno Spazio di formazione comune europeo o Spazio d’educazione Europeo entro il 2025, che uniformasse i titoli di studio tra i diversi paesi europei, che permettesse il libero movimento all’interno della comunità europea di insegnanti e studenti del mondo accademico e dell’istruzione superiore al fine di trovare più facilmente lavoro all’interno del mercato comune europeo.

Ricordo quel periodo: negli anni Novanta ero studentessa della facoltà di Scienze Politiche dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, mi sono laureata e mi sono rimaste impresse le immagini, trasmesse dalla televisione, del crollo del muro di Berlino e del mondo sovietico, oltre che dei bombardamenti della Nato su Belgrado e su Baghdad, e ricordo come i politici italiani (in primis Romano Prodi, mio concittadino, oltre che titolare di una cattedra nella Facoltà di Scienze Politiche, ma assente giustificato perchè impegnato nel processo di eropeizzazione forzata dell’Italia.

Politici e media in quel periodo proclamavano i valori europeisti come l’abbattimento delle frontiere, la libera circolazione di uomini e merci nel vecchio continente, l’introduzione della moneta unica europea, la divisione del lavoro a livello europeo e mondiale, insomma stavano dando vita e forma al nuovo mondo politico economico e finanziario noto ora con il nome di globalizzazione ed io non me ne stavo accorgendo….

Il Processo di Bologna fu un evento di portata storica, che segna una “rivoluzione” e stravolge il sistema della pubblica istruzione in Italia, nei contenuti dei programmi di studio, nelle finalità pedagogiche e di formazione culturale e professionale del sistema scolastico italiano. Questa “rivoluzione” riguarda tutto l’ordinamento scolastico, ma investe soprattutto la formazione universitaria e quella secondaria di secondo grado.

Da questo momento si susseguono una serie di riforme che tendono all’applicazione delle linee guida formulate dal Processo di Bologna, ma sviluppate e articolate anno dopo anno, incontro dopo incontro, tra i paesi membri di questo Processo, che crescono di numero, e ogni volta si incontrano in città diverse, in nazioni diverse, e ogni volta aggiungono nuove linee guida che gli Stati aderenti sono invitati a seguire per realizzare gli obiettivi prefissati. Per inciso, oggi i paesi aderenti sono quasi 50. Ne citiamo alcuni, giusto per assaporare l’eterogeneità o il globalismo del Processo: oltre ai Paesi promotori Francia, Regno Unito, Germania e Italia, si sono aggiunti via via, Montenegro, Ucraina, Moldavia, Azerbaigian, Paesi baltici, Paesi dell’est Europa, etc. etc… Ne faceva parte anche la Federazione Russa che ha annunciato il suo ritiro nell’Aprile 2022.

Quali sono state le tappe attraverso cui i vari governi italiani che si sono succeduti negli ultimi 20 anni sono riusciti a raggiungere gli obiettivi imposti e condivisi con la classe politica europea globalista

  • 1997 Si parte con la riforma del ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer, quello che è stato pioniere del Processo di Bologna del 1999. Questa riforma non è mai stata attuata per questioni di crisi di governo, ma di fatto rappresenta lo spartiacque ideologico nella formazione scolastica italiana. Berlinguer annulla il principio fondamentale su cui poggiava il sistema formativo italiano fino a quel momento, l’esistenza cioè di due percorsi: il processo di formazione culturale e quello di formazione professionale. La riforma Berlinguer riguarda soprattutto l’università, vennero riformati i corsi di studio universitari, con l’introduzione del “sistema del 3+2” ovvero la creazione della laurea triennalee della laurea specialistica. Altre novità che vengono introdotte nel sistema e che resteranno: il credito formativo, l’esame di maturità riformato e l’introduzione del voto in centesimi
  • 2003 Riforma Moratti che, con alcune aggiunte, integrazioni e modifiche della successiva riforma Gelmini (2008) rappresenta l’ordinamento scolastico italiano tuttora attivo. Si è trattato di una riforma completa, dalla scuola d’infanzia all’università ma, l’elemento secondo me fondamentale, riguarda la riforma dei programmi ministeriali, che subiscono un cambiamento drastico per quanto riguarda lo studio delle discipline storia, geografia, scienze.

Ritengo fondamentale soffermarmi su questo punto. Vediamo il programma di storia nella scuola primaria ad esempio:

1 anno: Avviamento alla disciplina

2 anno: Concezione del tempo in generale e del proprio

3 anno: Studio dalla Preistoria alla scoperta della scrittura

4 anno: Studio delle civiltà antiche

5 anno: Studio della civiltà greca, dei popoli italici, della civiltà romana

 

Mio figlio, cioè, terminato il secondo anno di Liceo, a 16 anni è arrivato ai Romani, da quando ha iniziato la scuola a 6 anni ha studiato sempre e soltanto i Sumeri, gli antichi popoli della Mesopotamia, l’Antico Egitto, l’Antica Grecia e l’Impero Romano. Dai titoli di testo della terza Liceo si evince che arriverà fino al Medioevo…. Non sono a conoscenza dell’obiettivo per l’ultimo anno di Liceo, staremo a vedere…

  • Altre importanti novità introdotte dalla Moratti e che sono ormai “patrimonio” della struttura organizzativa della scuola italiana:
  • Abolizione del tempo prolungato, sia per la scuola primaria che la scuola secondaria di primo grado
  • Introduzione dell’alternanza scuola – lavoro nella scuola secondaria

 

  • 2008 Riforma Gelmini:

 

 

 

Da wikipedia; 12/7/2022 “Autonomia finanziaria e didattica, processo di Bologna e seguente riforma del 3+2, percorso a ipsilon, legge 270, riforma Gelmini nelle sua varie forme: dietro a queste denominazioni neutre si nascondono privatizzazione dell’università, tagli selvaggi al finanziamento statale, aumento delle tasse studentesche, smantellamento del diritto allo studio, blocchi agli accessi ai diversi livelli di laurea, svilimento della didattica.”